Vostro Onore

“NO! MONNO TI HO DETTO DI VENIRE QUA!!!!!”
“PICA IO VOGLIO STARE DI QUA !!!”
“LA LALALLLA::::LA LAAAA…. DAI SMETTETELA”
….
….
“Bimbi…”


“DAI MONNO SMETTILA DI FARE COSI’”
“PICA IO NON HO VOGLIA E NON E’ CHE SE NON VUOI TU IO NON POSSO, HAI CAPITO?”
“SI VA BENE PERO’ ADESSO IO SONO STUFA”


“Bimbi !…..”


“UFFA OVETTA MA C’ERO IO QUI!”
“AH AH AH ADESSO FACCIO QUELLO CHE VOGLIO IO”
“E MA NON PUOI STARCI SEMPRE TU!”


“BIMBI !!!!!!!!!!!!!!”



“Ci hai chiamato papà?”


“Si. 
E’ da stamattina che urlate, 
è da stamattina che non ci ascoltate,  è da stamattina che mamma Ova cucina per voi, vi fa le valigie e vi sistema. Per quanto mi riguarda invece io devo solo farmi 4 ore di macchina per portarvi in montagna, potreste non gridare e non litigare?”

5 minuti dopo…
“E MA QUESTO E’ MIO!!!!”
“NON E’ VERO LO AVEVI REGALATO A ME”
“MA TU NEI HAI UN ALTRO”
“NON E’ VERO , QUELLO E’ ROTTO”
“MA LO HAI ROTTO TU”


BASTA !!!!!!!!!!

La corte suprema di casa Ovetti informa che, con rito abbreviato e per direttissima, questo pomeriggio gli imputati Monno di anni 9, Ovetta di anni 10 e Pica di anni 6 sono stati giudicati colpevoli di istigazione all’isteria e sono state commutate loro le seguenti pene:
a) detenzione ai domiciliari presso una camera qualsiasi di casa Ovetti a proprio uso esclusivo (impossibilità di condividere la pena con chiunque altro nella stessa stanza) per ore 1.
b) scrivere 10 volte la frase “devo comportarmi bene senza urlare” in perfetta grafia e senza errore alcuno.
c) impossibilità di comunicare con gli altri detenuti 

La pena è stata scontata con decorso immediato.

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Buon compleanno Monno #9

A te che i tuoi amici veri sono sempre quelli dell’atletica, quando correte insieme, quando fate le feste insieme, quando vi allenate insieme, ecc…
A te che proprio dei tuoi compagni di classe non ti interessa un granché … anzi diciamolo proprio nulla, però delle maestre invece si, loro sono uniche e irripetibili.
A te che hai una paura terrificante delle punture e in fondo la celiachia la posso anche accettare, però il prelievo di sangue no, quello è davvero troppo!
A te che sai tutte le date a memoria e ti stupisci quando qualcuno dimentica i dettagli trascurabili di una vita.
A te che “sai mamma che questa è la terza volta che ho l’otite in vita mia? La prima volta 4 anni fa in ottobre ma avevo preso l’antibiotico via bocca e la seconda volta due anni fa in agosto e ho preso le stesse goccine di adesso…” Monno, noi ci crediamo completamente!
A te che trovi inaccettabile che l’Ovetta vada via addirittura due settimane lontana da casa, fra camp e campeggi, e per fortuna che almeno per il tuo compleanno è tornata a casa, perchè altrimenti…
A te che spieghi cose complicatissime a Pica e lo fai con una delicatezza e una cura che non ha eguali. Ma vorresti parlare con lei di frazioni. E lei per un pò ti sta anche ad ascoltare e poi comincia a parlare d’altro… e tu ci resti pure male, non te la prendere Monno!
A te che quando si va a sciare insieme è molto bello, “ Papà guarda come sono migliorato eh? Sono migliorato eh? Dai guarda bene, sono migliorato eh?”…”Sì ma attento al palo!!!”
A te che sei molto orgoglioso che papà Ovo cerchi di fare la maratona e gli hai confidato che “quando sarò grande la farò anche io!” e ti informi tutti i giorni di quanti chilometri ha fatto, che media ha tenuto, qual è il tempo finale stimato, i chilometri complessivi percorsi, quelli ancora da percorrere. Perché in fondo giocare con i numeri ti è davvero indispensabile e ti aiuta a comprendere la realtà.
A te che pochi giorni fa ti sei portato a casa il tuo miglior amico di sempre, il mitico D.U. e per un paio d’ore siete spariti in giardino e alla fine eri il bimbo più felice del mondo.
A te che hai avuto anche tu il tuo bel periodo “No” culminato con una nota sul diario: onta suprema e macchia indelebile nei secoli dei secoli.
A te che ti stupisci di come molti bimbi alla tua età non sappiano fare le moltiplicazioni a due cifre a mente “ma davvero mamma! Non le sanno fare!… e a dire il vero hanno problemi anche se gli dai carta e penna,.. mah!”
A te che hai avuto un maestro di religione maschio e subito è diventato il tuo maestro mito “perché è maschio”.
A te che qualsiasi cosa tu faccia la devi fare dando il 100% perché è proprio il tuo modo d’essere, totale, immerso, senza paura. E alla fine sei sporco, sudato, soddisfatto, felice, raggiante e… pure ogni tanto anche in pronto soccorso.
A te che esci di casa con una calza rossa e una blu, spesso coi calzini bucati o le magliette al rovescio.
A te che sei scollegato dalle cose quotidiane, che ti dimentichi le scarpe ad atletica oggi e pure domani e pure dopodomani, a te che non usi l’orologio perché si rovina, che non mangi l’ultimo biscotto perché è l’ultimo. 
A te che al mattino giri in tondo e non sai cosa fare perchè proprio sveglio non sei e perdi un sacco di tempo anche solo a trovare la cartella (che è sempre nello stesso posto).
A te che ti spiaggi sopra di noi come quando avevi due anni (ma pesi adesso!) perché le coccole e il contatto fisico sono vitali e abbracciare mamma Ova è una medicina importantissima che guarisce ogni momento no.

Ma sopratutto a te, che quest’anno hai dovuto affrontare una grande prova e l’hai affrontata da quel bimbo coraggioso e responsabile che sei, a te che non prendi più nessuna caramella da nessuno, a te che ci chiedi sempre se puoi mangiare le patatine ad ogni festa, a te che forse guardi gli altri bimbi con un po’ di invidia ma sei ligio nel tuo essere Monno.
A te che guardi il mondo attraverso il rigore e la determinazione di un adulto, a te che ridi davanti alle comiche di Stallio e Ollio, a te che cerchi le simmetrie, le geometrie nascoste, le regole definite e anche quelle indefinite, perché solo così ti senti protetto e puoi affrontare il mondo, a te che hai occhi vivaci e sorridi di cuore e in quei sorrisi si vede tutto il tuo essere bambino, si, a te, per queste e mille altre cose, buon nono compleanno Monno

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Specie in estinzione

Per la prima volta in assoluto, questa settimana l’Ovetta è andata in trasferta… ma una trasferta seria però!
Senza mamma ne papà, senza fratello o sorella, senza Ucas 1 o Ucas 2, si potrebbe tranquillamente dire che l’Ovetta sia stata gettata allo sbaraglio come una piccola zattera in un oceano in tempesta. Senonché la tempesta null’altro era che una settimana di caldo assoluto,  l’oceano in tempesta dovrebbe esser letto piuttosto come un campo scuola in Inglese del WWF sulle prealpi piemontesi, e invece di una piccola zattera stiamo parlando di 33 zattere tra i 6 e i 15 anni accompagnate da una decina di zatterone alcune madrelingua inglese e altre meno.
Insomma c’è di peggio nella vita.

Domenica scorsa nel primo pomeriggio papà Ovo e l’Ovetta hanno affrontato il viaggio di andata: partiti belli allegri, la tensione è salita in modo esponenziale all’avvicinarsi del luogo di detenz… pardon, di villeggiatura.
All’arrivo l’Ovetta è stata immediatamente catturata da una “teacher” lasciando papà a svolgere le consuete pratiche burocratiche, incluse le due domande che la cucciola ha pregato ripetutamente il genitore in questione di porre ai responsabili e cioè:
1) per favore, l’Ovetta non ha un cellulare e, malgrado sia esplicitamente scritto che le comunicazioni si potranno tenere nei giorni di mercoledì e venerdì, LEI vorrebbe chiamare tutti i giorni…. Sarebbe possibile?
2) per favore, nel caso optaste, in qualsiasi momento, per la visione di un film, ecco…. Per cortesia…. Esentatela!
Ottenuto un doppio “si” papà Ovo ha quindi salutato la piccola grande donna che, nel frattempo, aveva fatto già un paio di amicizie e che si era messa a piangere come una fontana al momento dell’abbandono.

Lunedì sera quindi l’intera famiglia è rimasta in attesa della telefonata… che non è mai arrivata.

Martedì sera l’Ovetta ha chiamato in lacrime giurando e spergiurando che si trovava benissimo, che faceva cose bellissime ma che la sera le veniva da piangere.
Il Monno, constatato il momento di difficoltà della sorella maggiore in trasferta in territorio nemico, ha optato per un sano pianto di gemellaggio a distanza; Pica ha cercato di rincuorarlo non capendo cosa diavolo ci fosse da piangere.

Mercoledì sera l’Ovetta ha chiamato in lacrime spergiurando quanto già precedentemente detto ed informando che la sera successiva, forse, purtroppo, non avrebbe potuto chiamare causa “gita notturna ma comunque ci provo lo stesso e qui è tutto bellissimo e UEHHHH!!!!”

Giovedì sera mamma Ova ha alzato al massimo la suoneria del cellulare ad Ovotown, mentre papà Ovo faceva lo stesso a sud di Bari durante una cena con amici in riva al mare… entrambe i telefoni sono rimasti muti.

Venerdì sera l’Ovetta ha chiamato in lacrime supplicando il vetusto genitore di venirla a riprendere il giorno successivo, non alle 11 come da programma bensì alle 10 “così sono sicura che quando rivedo papà piango ma poi per le 11 mi riprendo che c’è lo spettacolino finale”.

Sabato mattina papà Ovo (dopo aver percorso 1200 km nei 3 giorni precedenti) ha percorso i 200 km che gli spettavano ed entrava nell’agriturismo alle ore 10 spaccate.
Parcheggiava, notava l’Ovetta seduta ad un tavolo intenta a giocare a carte con alcune amiche e per attirare l’attenzione la salutava.
Ciò fatto, ella si girava, vedeva il salvatore appena giunto e dal suo cuore sgorgava un serafico “Ciao”, prima di voltarsi per continuare a giocare a carte.

Null’altro.

Un’ora più tardi (no dico: UN ORA più tardi!!!!) sua signoria si decideva ad riavvicinarsi al vetusto (che nel frattempo aveva cominciato a metter su ragnatele) per informarlo che “Papà quando torno il prossimo anno mi devi per forza comprare il materassino da mettere sotto il sacco a pelo perché qui serve davvero”… salvo sparire nuovamente per andare a fare lo spettacolino.

Papà Ovo ha scoperto l’arte zen di fissare un punto all’orizzonte e non pronunziar suono alcuno.

Per la cronaca, durante il ritorno sono venuto a sapere che:
“E’ stato tutto bellissimo, ho fatto tiro con l’arco, ho cotto la pizza ed anche la piadina, ho dormito una notte all’aperto e tutte le altre in una camerata con 4 amiche e 1 gatto, ho fatto una festa in piscina, i tuffi nel fiume, una gita in mountan bike, ho giocato con un pastore tedesco molecolare, ho preso un uovo da una gallina, ho arrostito i “mascmellon” al barbecue, volevano farmi vedere un film ma non l’ho visto, ho giocato come una matta, ho imparato “Men in the mirror” di Micheal Jackson e ho fatto tutte queste cose parlando in inglese; ah! Si…. Ho anche pianto ogni volta che vi sentivo perché mi veniva la malinconia, ma per il resto proprio mai: l’anno prossimo posso tornarci?”Dopo un’abbondante dose di coccole e una doccia e uno shampoo a base di antipidocchi la nostra eroina è ripartita per una settimana in montagna con l’oratorio: si ricomincia…

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