Per una cicca al melone

Domenica….
“Allora Pica, domani vai per la prima volta all’oratorio estivo, NON ti preoccupare perché ci sono l’Ovetta ed il Monno che ti aiutano se hai bisogno, ok?”
(Tradotto: Pica, cerca di non piangere o piangere pochissimo, sebbene noi si sappia con assoluta certezza che un ambiente con 800 bimbi urlanti e schiamazzanti per oltre 8 ore non sia di tuo gradimento, abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere per crearti una rete di solidarietà tutto intorno; abbiamo obbligato l’Ovetta a starti addosso senza mollarti un secondo… sia lunedì che martedì, abbiamo avuto la certezza che la tua amica I. sarà presente… almeno le mattine, saremo presenti in forza sia al mattino che al pomeriggio sia io che tua madre e abbiamo fatto ramanzina e controramanzina al Monno perché durante il giorno si degni di buttarti un occhio.”
“Ok”

Lunedì (sera)
“Allora Pica come è andata????”
“Bene.”

“… ti sei divertita?”
“SI”

“(OH! MA DAI!)…. E non ti sei mai messa a piangere?”
“Mmm… solo una volta”
“Ah! E come mai?”
“Perché non mi avevi lasciato i soldini e io sono andata al bar e volevo comprare una cosa ma la signora ha detto che non potevo perché non avevo i soldini e mi sono messa a piangere.”
“Gasp! Hai ragione! Non ci siamo ricordati di caricarti i soldini sul braccialetto elettronico (sì perché per diversificare le finanze in casa Ovetti abbiamo 1 conto corrente e 3 conti-braccialetti-oratorio). E come hai fatto?
“Sono andata dall’Ovetta e mi sono fatto comprare da lei quello che volevo.”
“Brava! E cosa hai comprato?”
“Una cicca al melone. Costa 10 euro.”
“10 centesimi Pica, comunque brava.”

Martedì (sera)
“Pica come è andata?”
“Bene”
“Hai comprato qualche cosa?”
“SI! La cicca al melone e sai una cosa?”
“Dimmi”
“La signora mi ha dato la cicca al melone e poi ha detto che adesso ho quattroeuroenovantacentesimi!!!”
“Si, certo. Però mi raccomando non spenderli tutti.”
“Certo”
“Però ti dico un segreto.”
“Si?…”
“Puoi anche comprare una granita. Costa 70 centesimi, un sacco di soldini ma è molto buona; forse anche più della cicca al melone.”

“Costa come 7 cicche al melone? WOW!”

Mercoledì (sera)
“Ciao Pica come è andata?”
“Bene”
“Hai comprato qualche cosa?”
“SI! La granita alla menta! E la signora ha detto che adesso ho quattroeuroeventicentesimi”
Brava Pica hai capito come funziona!”

Giovedì…

Venerdì (sera)
“Ciao Pica come è andata?”
“Bene”
“Hai comprato qualche cosa?”

“Pica?”
“… si….”
“Hai comprato qualche cosa?”

“si….”
“E cosa?”
“Una granita alla menta,……. qualche caramella… e 4 cicche al melone…”
“Pica! Ma non va bene. E’ troppo. Mi sa che non hai capito come funziona.”
“Sì papà, che ho capito! Vai dalla signora, le dici cosa vuoi e lei te lo da; poi ti dice anche che hai un po’ di euro. Davvero, funziona così.”

“Ok, riparliamone…”

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Semplicemente Ciao !

E così questo venerdì, alla fine, è davvero arrivato.

Oggi potremmo parlarvi di tante cose: di papà Ovo che finalmente non ha girato come una trottola per l’Europa o per l’Italia ma è rimasto a casa per fare un po’ di lavoretti, prendersi il mal di gola, guarire e continuare a preparare la sua maratona aspettando venerdì… ma non lo faremo.

Oppure potremmo parlarvi di mamma Ova che sabato voleva ubriacarsi per festeggiare la fine della scuola salvo rendersi conto che le toccano scrutini e una classe da portare alla maturità ma ha vissuto la settimana in attesa di venerdì… ma non lo faremo.

Potremmo parlarvi di Pica che vive sempre a metà tra chi è contento che la scuola sia finita e chi è preoccupato di dover andare all’oratorio che, non si sa perché, un po’ l’attira e un po’ la terrorizza; e a dire il vero mamma e papà sanno già con assoluta certezza che qualche problema lì ci sarà perché 50 metri quadri contenenti 800 bimbi urlanti non è che sia proprio il suo habitat naturale …. ma non lo faremo.

Infine potremmo parlarvi della settimana da sogno del Monno che, in sette giorni sette, ha inanellato: la fine della scuola + doppio allenamento di atletica + doppia gara + festa di compleanno con il gruppo storico degli amici + invito personalizzato per partecipare al campeggio con gli atleti più grandi… ma non lo faremo.

Perché oggi non si può non parlare dell’Ovetta… 
…perché all’inizio della settimana è salita sul palco del teatro di Ovo-city stracolmo in ogni ordine e posto per l’occasione e insieme a tutti i ragazzi della sua età ha “salutato” genitori, maestre e compagni stessi che sono stati a loro affianco per questi lunghi anni.
…perché a metà settimana ha fatto una semplice piccola festicciola con tutti i suoi compagni di classe, le sue maestre e i genitori. E dopo tanti patemi, mille litigi e qualche incomprensione, alla fine i bimbi si sono ritrovati tutti a giocare, felici, sereni e spensierati come una classe magari strana ma che a modo loro si sente davvero unita e coesa.
… perché venerdì mattina c’era nell’aria quel vago senso di irripetibilità che eccitava gli animi e scioglieva i sorrisi.
… perché alle 16,25 è suonata l’ultima campanella per l’Ovetta e tutti i bimbi di quinta elementare…

…. E un treno di emozioni l’ha colpita in pieno. Com’era logico aspettarsi e com’è in fondo giusto che sia. Per lei, entrata cinque anni fa in punta di piedi e cresciuta poco a poco ed ora pronta (sì, pronta!) per un balzo che, come ogni balzo, ha dentro di sè un misto di eccitazione per ciò che verrà e malinconia per ciò che, ahimè, è passato. Ma ha collezionato tanti bellissimi ricordi che si porterà sempre con lei.

Mamma e papà Ovo in questi giorni girano con pacchi di Kleenex in tasca e riforniscono la cucciola, pure Monno e Pica hanno capito il momento e ogni tanto se la abbracciano… così… tanto per ricordarle che ci sono loro… e quindi non può andar male!

E un enorme ringraziamento alle maestre B. e P., alla vulcanica maestra G. e tutti quelli che hanno aiutato la nostra Ovetta in tutti questi spensierati anni; 
Carissime, come vi abbiamo già scritto

Per quanto un albero possa diventare grande è alle sue radici che deve la sua forza. Per quanto questi bimbi possano diventare grandi è a voi che guarderanno sempre. Un grazie alle radici che fanno belle le foglie.

ma in fondo anche noi, come l’Ovetta, vogliamo solo dirvi… “Ciao, semplicemente ciao!”

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Di corsa

“Allora bimbi ecco il piano di battaglia (perché di battaglia si tratta)!
Tu Monno al via scatti imperioso e non ti fermi più, anche perchè qualsiasi altra cosa ti dica non la faresti ma scatteresti imperiosamente e non ti fermeresti più.
Ti chiedo solo di non calpestare al via i bambini che cadranno (perché da tradizione ci sono sempre bambini che cadono) e di tenere il meglio per lo sprint finale.
Tu Ovetta corri con me come gli altri anni; non ti preoccupare e vedrai che riusciamo ad arrivare piazzati bene e prendiamo una medaglia anche quest’anno (magari evita anche te i bambini che cadono ma tu sei brava e lo fai di tuo).
Tu Pica gareggi con la mamma (la cucciola mi guarda male certa che sua madre non sia all’altezza di tale importantissimo compito… anche mamma Ova mi guarda male certa anche lei della stessa cosa) MA appena arrivo nei pressi del traguardo con l’Ovetta io torno indietro a prenderti e facciamo l’ultima parte insieme: vedrai che anche per te ci sarà una medaglia finale.”

Se non l’aveste capito questa domenica si è tenuta la tradizionale gara non competitiva (ma andatelo a dire ai nanetti) per le vie del paese; gara di 2 km (sulla carta) ovverosia 1,4 km (nella realtà) che richiama frotte di bimbi di ogni ordine e grado in Ovocity.

Sulla carta il piano degli Ovetti era perfetto… sulla carta.
Poi è arrivato il momento della gara.

La gara del Monno è non giudicabile. Lui è scattato imperioso e nessuno l’ha più visto. Arriverà al traguardo secondo assoluto (su tutte le scuole elementari) e primo della sua età.
Altro non si sa visto che il resto della famiglia era abbondantemente dietro.

L’Ovetta è scattata forse un po’ troppo veloce per il suo passo, ha corso egregiamente per il primo km e poi è andata in crisi verso la fine; in realtà è stata una fortuna visto che, sarà stata la fatica o sarà stato qualche cosa d’altro, ma ha iniziato a sgorgare dal naso tutto quello che gli aereosol dei giorni precedenti non erano riusciti a far uscire (non c’entra molto con la corsa ma tant’è). Chiuderà seconda della sua età e salirà sul podio felice “a panino” tra la sua amicissima C. e la sua compagna di classe C.

Pica ha avuto un avvio più complicato: prima si è trovata di fianco un cagnolone buono come il pane con mezzo metro di lingua fuori… ma Pica ha terrore dei cani. Poi ha calpestato abbondantemente il bimbo caduto all’avvio (come da tradizione). A quel punto ha ben pensato di mettersi a piangere visto le avversità che chiaramente stavano congiurando tutte contro di lei, finchè mamma Ova non l’ha convinta a riprendere la corsa e lei, come ringraziamento, ha prima visto la davanti la sua amica I., poi l’ha messa nel suo mirino ideale ed infine ha acceso il turbo lasciando ai blocchi sua madre. Superata pure l’Ovetta, si accoderà alla sua amica I. (pare che superarla non sia un’opzione praticabile) e terminerà anch’essa seconda della sua classe (dietro appunto alla sua amica I.)

Per la cronaca e per completezza d’informazione…
Mamma Ova ha aiutato la sua bimba nei primi 200 metri, poi è stata abbandonata e ha avuto la conferma che no,… non sarebbe stata all’altezza visto che anche Pica ormai corre e mica poco; in compenso ha comunque dovuto finire i suoi 2 km, è stata coattata per fare la foto con tutti i bimbi in qualità di ….. emmm…. rappresentante di classe (o forse perché tutti gli altri presenti se la sono squagliata) ed è rincasata per sistemare una casa che era esplosa visto che non si poteva far tardi per la corsa cittadina.

Papà Ovo invece dopo la 2 km (1,4 in realtà) ha fatto anche la 10 km (9,6 in realtà) scoprendo che parte del tracciato era completamente al sole nei campi di grano: il che per un asmatico allergico che soffre il caldo è perfetto!
Poi è stato come ogni anno arruolato tra i volontari in cucina che preparano il pranzo per tutto il paese o quasi e, come ogni anno, ha ricevuto i galloni di “capo-lavapiatti”.

Insomma: una domenica “normalmente di corsa”

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