Il rastrellatore

Tra le bellissime gare del gruppo di atletica, nella personale classifica di papà Ovo la maglia nera per distacco la conquista sicuramente il “giocoatletica”.
Sebbene l’opinione riportata sia chiaramente di parte, papà Ovo definirebbe l’evento come: manifestazione sportiva – giocosa, lunga come una lenta agonia, solitamente calendarizzata ai primi caldi (insopportabili) laddove le persone allergiche (fra cui papà e mamma Ovo) soffrono moltissimo. Si divide in 4 gare (senza alcun senso) ovvero salto in lungo (senza misurazione), 40 metri ad ostacoli (nota disciplina olimpica e sempre senza misurazione), 400 metri con partenza di gruppo (provate voi a mettere 100 bambini sulle 8 corsie di un campo di atletica e fateli partire in un unico blocco), e infine lancio del Vortex (oggetto, sconosciuto ai più, sedicente antesignano del giavellotto).

Oggi è stata la giornata del giocatletica 2018 e visto che Pica per la prima volta aveva l’età per parteciparvi, la famiglia al gran completo non ha mancato l’annuale appuntamento.

Ore 9,30
Papà Ovo, visto il caldo esploso ultimamente e il “giro degli armadi” non ancora completato, opta per un jeans blu lungo ma abbastanza leggero e una maglietta pesantina a maniche lunghe… forse un filo troppo coperto ma per stare due ore in tribuna (coperta) può andare.
Ore 10,00
La famiglia viene scaricata davanti ai cancelli, papà Ovo parte alla ricerca dell’agognato parcheggio.
Ore 10,15
Succede tutto in un minuto: papà Ovo fa il suo ingresso allo stadio ma cade vittima di un’imboscata preparata con incredibile perfidia da parte della capo-allenatrice con (sicuramente) il tacito accordo di mamma Ova e viene arruolato come “Volontario”.
Nei quindici minuti seguenti viene spedito al briefing dei giudici e degli organizzatori dove la classe innata del suddetto oltreché le evidenti capacità organizzative dello stesso vengono immediatamente riconosciute e il nostro eroe viene ufficialmente insignito del titolo di “rastrellatore ufficiale”.
Ore 10,30
Papà Ovo ancora frastornato raggiunge la sua postazione ufficiale pronto per l’inizio delle gare.

Lì, il nostro “rastrellatore ufficiale” preferito, cioè quello che deve rastrellare la sabbia del salto in lungo per portarla in piano subito dopo ogni salto, rimane per le successive 2 ore e 45 minuti… sotto il sole.

Occorre a questo punto ricordare:
1) il meteo: sole, 30 gradi, abbondante dosi di pollini
2) l’abbigliamento del suddetto: Jeans blu (ad alto effetto sauna) e camicia pesantina a maniche lunghe (con effetto ascella pezzata evidenziatosi alle 10,32)

Nei lunghissimi 165 minuti seguenti si sono alternati tre gruppi di bimbi.

Nel primo gruppo (i cucciolissimi) il rastrellatore ufficiale svolgeva anche il compito di “motivatore esistenziale”: non essendoci molto da rastrellare visto che gli atleti praticamente sfioravano la sabbia, il suddetto incitava tutti con grandi “Bravissima!” “Eccezionale!” “Fantastico!”.
Da notare Pica, che al termine del salto rompe il rigidissimo protocollo e corre ad abbracciare il “rastrellatore ufficiale”.

Nel secondo gruppo (i mediocuccioli) il rastrellatore ufficiale svolge anche il compito di “cane da guardia” cercando di evitare che gli atleti subito dopo il salto girino a destra (finendo in mezzo alla pista con gare in corso) invece che andare a sinistra… sembra semplice… non lo è.
Da notare il Monno che spicca i suoi salti impegnandosi allo spasimo e subito chiede al rastrellatore: “quanto ho saltato?” “Non lo so Monno… non lo misurano !!!”

Nel terzo gruppo (i pococuccioli) il rastrellatore ufficiale funge anche da misuratore visto che, incredibilmente, fa la sua apparizione una bindella! Grande improvement e quasi sensazione di gara reale, stemperata subito però dall’altoparlante dello stadio che annuncia a gran voce “GHIACCIOLI PER TUTTI!!!!”

Alle ore 13 la famiglia esce dallo stadio; tutti contenti, in fondo anche papà Ovo: vero che era alquanto sudato, accaldato e prosciugato… però Pica e il Monno sono stati giocatleti perfetti e in fondo poteva andare peggio: … poteva venire l’allergia !

(Pica approccia la pedana come un fulmine, stacco imperioso e salto poderoso… poi va dal rastrellatore e abbraccia il suo papà)

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Istruzioni per l’uso

Domenica  scorsa… in serata… dopo cena… tutto tranquillo….
Mamma Ova sta sparecchiando al piano di sotto…
I tre bimbi giocano tranquilli in cameretta…
Papà Ovo sta scrivendo il post (quello della settimana scorsa) nello studio (adiacente alla cameretta) e sente i discorsi dei cuccioli…


“Ma secondo te come si fa?”
“Non lo so”
“Neanche io”
“Forse… no, no,… non capisco!”
“Chiediamolo a papà”
“NO!”
“Chiediamolo a mamma”
“NO!”
“Monno! E non ti va bene niente! Scusa ma perché non vuoi chiederlo a papà?”
“Mpff… mi vergogno”
“Allora chiediamolo a mamma”
“Eh già! Mi vergogno uguale”
“E ma allora non lo sapremo mai”
“Chiediglielo tu”
“… no”
“Ecco vedi! Ti vergogni anche tu.”


“Va bene! Facciamo così: io glielo chiedo ma solo se tu stai lì con me.”
“mpfff…. Ho paura.”
“Dai!”
“mpff… va bene… però glielo chiedi tu!”

“Mamma”
“Dimmi Ovetta”
“Tu ci hai spiegato come nascono i bambini, ma abbiamo ancora qualche cosa che non ci è chiara.”

“Dimmi Monno”
“Ho capito la teoria, l’ovetto della mamma e il semino del papà… ma io voglio proprio capire come fanno la pipina e il pipino ad incontrarsi, capisci?”

E’ stata una serata…. “interessante”.

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Sottobanco

Un paio di settimane fa Pica ha avuto la sua prima giornata alla scuola elementare.
La giornata può esser vista sotto diversi punti di vista:
Quello della maestra… una sfacchinata per portare un manipolo di nannerottoli dell’asilo fino all’altra parte del paese, e ritorno
Quello dei genitori… “dai che bello Pica, vai a trovare i tuoi fratelli nella loro scuola!”
e quello dell’interessata… “Mamma mia! che paurissima che ho, devo andare alla scuola dei grandi.”

Ma in realtà la giornata è molto più complessa e in serata, con calma, a tavola, mettendo sotto pressione i cuccioli, si è saputo molto di più.

“Monno, sei riuscita a vedere Pica oggi?”

“No, mi passi un panino?”
Breve, asciutto, conciso e lievemente distaccato.

“Ovetta, sei riuscita a vedere Pica oggi?”

“Sì, sono stata furba! Ad un certo punto l’ovetta C. è ritornata dal bagno e ha detto all’ovetto A.: “ho visto tua mamma!” e l’ovetto A. è diventato tutto rosso in faccia. Ora, siccome io so che la mamma dell’ovetto A. è la maestra di Pica, ho chiesto di andare in bagno (infischiandomene della didattica) e sono rimasta là (sempre infischiandomene di quanto succedeva in classe) fino a quando l’ho vista passare mano nella mano alla maestra.”
“E poi?”
“Poi sono tornata in classe e ho detto ad A. che anche io avevo visto sua mamma e lui è diventato ancora rosso come un pomodoro.”
“Ok ma intendevo dire: poi è successo qualche cosa d’altro?”
“No, ogni tanto tornava qualcun altro che aveva visto la mamma di A. e lui tornava ad esser rosso in faccia ma niente altro.”

In serata… poco prima di andare a nanna…
“E a te Pica? E’ piaciuta la giornata e la scuola?”
“Sì (detto sottovoce.. quasi un sussurro…)”
“E cosa ti ricordi?”
“Il sottobanco!”
???
“Mamma adesso so che cos’è un sottobanco!”
“AH! E poi?”
“Sai mamma, ho visto l’Ovetta giocare con le sue amiche e…”
“E… cosa?”
“E mi è sembrata ancora più Grande del solito. L’Ovetta è proprio Grande, sai mamma?”

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