November is the New September

Storiella numero 1…

All’inizio fu il 2015.
Una coppia di amici ebbe la brillante idea di sposarsi.
Bravi!… Già,… peccato che decisero di farlo con rito civile… beh! Qual è il problema?… Il problema stava nel fatto che decisero di farsi sposare da… papà Ovo!
Papà Ovo gestì il tutto in modo differente a seconda del momento: dapprima con assoluta ansia, poi passò mesi a rimuovere totalmente il problema dalla sua testa; infine, all’avvicinarsi della cerimonia, cominciò a tirare fuori dagli armadi qualsiasi vecchio cimelio potesse aiutarlo a trovare il giusto modo di affrontare la situazione finché non lo trovò ed esclamò: “Eureka!”. Da quel momento si gettò a capofitto nella stesura della cerimonia aizzando vari invitati (che non conosceva) ed impartendogli istruzioni su cosa avrebbero dovuto fare.
Era il settembre del 2015 e DonDa ’(alias Papà Ovo) era pronto a celebrare di li a qualche settimana le nozze; poi si sarebbe rilassato.

Poi venne il 2016.
Nonno Etto e nonna Clava avrebbero celebrato il loro 50esimo di nozze.
Ci voleva un regalo.
Papà Ovo passò un mesetto scartabellando tra le varie possibilità: un tostapane gli sembrava poca roba, una Ferrari poco adatta (e poi ci sarebbe stato il piccolo problema di doverla prima rubare), una vacanza in crociera sarebbe stato un supplizio per nonno Etto, un trapano a percussione poco indicato per nonna Clava.
Alla fine papà Ovo decise di fare un film!
Passò una settimana ad intervistare amici e parenti sui cinquant’anni di nozze degli eroi, chiese video di saluti ai quattro angoli del mondo e si cimentò per notti intere a montare il girato tirando alla fine fuori un film di 40 minuti che venne mostrato in prima (ed unica) visione durante il pranzo di celebrazione del cinquantesimo; poi, solo dopo, finalmente, Da-Spilberg (alias Papà Ovo) si rilassò.
Era il settembre del 2016.

Quindi venne il 2017.
Papà Ovo diede fondo alle ultime energie dell’incredibile progetto 500 e, rimanendo nei tempi (cosa ultra-incredibile) affrontò un trasloco di 5 persone insieme all’aiuto di qualche amico e la pazienza di mamma Ova e degli Ovetti.
Alla fine tutta la famiglia si ritrovò nella nuova Ovetti-house felice e contenta; poi, solo dopo, finalmente, Da-Piano (alias Papà Ovo) si rilassò.
Era il settembre del 2017 e a quel punto aggiunse: l’anno prossimo a settembre mi riposo!

E infatti questo settembre, papà Ovo si è riposato.

 

Storiella numero 2…

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, quando per intenderci Pica, il Monno e l’Ovetta erano ancora in un limbo etereo, Papà Ovo chiacchierando con se stesso (il che potrebbe esser preso come segno di follia… ma questa è un’altra storia) si disse che gli sarebbe piaciuto, nella vita, fare 2 cose.
La prima sarebbe stata una cosa molto molto difficile, da realizzare quando il più piccolo dei bimbi che il futuro gli avesse donato avesse avuto almeno una decina d’anni; un’impresa quasi ciclopica, che avrebbe dovuto unire sacrifici di tutta la famiglia, un po’ di soldini, un pizzico di fortuna e tanta avventura. Insomma chissà se ci riuscirà! Ma non è ancora il momento giusto per questo sogno e ve lo racconteremo in un’altra occasione.

La seconda invece sarebbe stata meno complicata da organizzare, ma decisamente più faticosa, da realizzare a cavallo dei cinquant’anni; ci sarebbe voluto un anno per prepararsi: non un giorno di più, non un giorno di meno (o così almeno in teoria… perché quanto a riuscirci, ovviamente, bisognerà vedere l’ultimo giorno di quel lungo anno).

Ecco: è cominciato questo lungo anno.
Papà Ovo ha cominciato la sua preparazione per cercare di correre, il prossimo 3 Novembre 2019, la Maratona di New York!

Corri papà Ovo, corri….

…se volete rimanere aggiornati c’è una pagina apposta – NYCM – e il pulsante apposta a sinistra alla voce “Gli Ovo nel Web”…

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In Gondola!

Sfruttando il ponte appena passato, lasciata a casa mamma Ova oberata dal lavoro, il resto della famiglia Ovetti ha passato una due giorni a Venezia, incuranti dell’apocalisse di pioggia scesa su gran parte dell’Italia e malgrado le previsioni non fossero proprio primaverili.

Giorno1
Gli Ovetti si alzano senza batter ciglio, si colazionano senza batter ciglio e si catapultano in macchina senza batter ciglio.
Cinque km dopo il Monno batte ciglio ed esclama: “Ho dimenticato a casa il giubbotto”; papà Ovo batte più volte ciglia in preda ad un piccolo attacco ma poi soprassiede, gira la macchia e torna a prendere il giubbotto questa volta assicurandosi che il cucciolo avesse però portato anche maglietta, pantaloni, scarpe (entrambe è meglio), calze (entrambe sempre meglio) e mutande.
Il viaggio scorre abbastanza velocemente scandito solo da un botta e risposta tra papà Ovo e Pica: “Papà, è questa Venezia?” “No, siamo solo a Bergamo”… “Papà, è questa Venezia?” “No, siamo solo a Brescia”… “Papà, è questa Venezia?” “No, siamo solo a Verona”… (seguono anche Vicenza e Padova).
Alle ore 12,30 gli Ovetti già lasciano tutto in albergo (a Mestre per evitare di dover vendere un rene) e si dirigono nel downtown perfettamente equipaggiati: ognuno dotato di scarpe da ginnastica (gli stivali vengono abbandonati temerariamente), pantaloni indossati poche ore prima ma già sporchi, giubbotto, K-way alla bisogna e macchina fotografica personale al polso.
Alle ore 13,30 sul ponte di Calatrava, il Monno e  l’Ovetta scommettono su chi sarebbe caduto prima… papà Ovo dichiara fuorilegge dette scommesse; nel frattempo Pica vede il più bel gabbiano del mondo e gli dedica un servizio fotografico completo.
Alle ore 14,30 pausa panino: essendo in quattro e non avendo palati pluristellati i quattro panini e le due cocacole (da dividersi) sono venuti via in fondo a poco: 32 euro, una cifra modica ma, non crediate, i panini sono stati mangiati in piedi!
Alle ore 15,30 stante un po’ di pioggia, si decide per la classica visita a Murano.
Durante la visita alla fornace i bimbi rimangono con la bocca spalancata dalla meraviglia, papà Ovo invece è dannatamente felice perché è riuscito a far passare tutti da un negozio di vetri soffiati senza nemmeno che un ninnolo si rompesse… mica da tutti eh?
Alle ore 16,30… cioccolata calda seduti ad un bar: questa tappa può esser vista come la prima giusta sosta della giornata oppure come un lusso da signori facoltosi… entrambe le versioni sono vere.
Alle ore 17,30 si passa per canal grande e il ponte di Rialto, si osservano i negozietti di vetro soffiato (perché ormai tutti e tre sanno benissimo come si lavora e ne discutono animatamente) e si cerca di concupire inutilmente papà Ovo davanti ad un negozio di caramelle già visto a Praga “Appunto bimbi: sono le stesse caramelle di quest’estate, niente di nuovo, suvvia!”. E la difesa, non si sa come, ha retto.
Alle ore 18,30 notando i primi cenni di cedimento si anticipa la cena a carattere prettamente veneta e si mangia solamente piatti locali: wurstel, hamburger, nuggets e patatine… con la coca… of course! A papà Ovo è stato offerto di lasciare il nome per la prenotazione e tornare di lì ad un’ora per avere un tavolo vista canale perfettamente imbandito oppure, in alternativa, di sedersi subito in un tavolo davanti al bar: scelta ovvia, eh?
Alle 19,30 tutti in piazza S. Marco per vederla illuminata tra gioia e stupore.
Alle 20,30 gioia e stupore si tramutano in giubilio davanti alla scelta di ritornanare a Calatrava con il battello che percorre tutto Canal Grande: si dà fondo alle ultime riserve delle batterie delle macchine fotografiche e Pica da fondo alle sue proprie ultime riserve di energia addormentandosi sul battello.
Alle 21,30 rientro a Mestre dove poco dopo si decide che le femminucce divideranno il letto matrimoniale mentre i maschietti avranno ognuno un lettino. Poi tutti a nanna….

Giorno2
Il secondo giorno è stato più che altro dedicato al perdersi un po’ in giro, passando per un passaggio-gondola, andando per Santa Croce, per San Polo, per Cannaregio e finendo in piazza dove stupitissimi si ammira la mitica e fantomatica “Acqua alta” (scientificamente si dovrebbe dire che era alta sì e no 5 cm e solo in alcuni punti…. Però se non lo diciamo fa più interessante).
Si finisce con la visita alla Basilica e al ponte dei Sospiri per quello che risulta il gran-tour classico.
Poi.. piano piano… tutti a casa!

Sommario

Le cose che sono piaciute di più:
Pica: il campanile di San Marco, “perché che non ha l’orologio e non è attaccato alla chiesa… guarda che è strano!”
Ovetta: la fabbrica del vetro (la cui lavorazione sa descrivere passo passo con dovizie di particolari).
Monno: Piazza San Marco ma nella sua particolare versione (comprendente oltre la piazza, il campanile e le due torri, anche il Ponte dei Sospiri che non c’entra nulla ma per il Monno invece si)

Le cose che sono piaciute di meno:
Pica: “Dunque… niente!”
Ovetta: “La coda che non ci ha fatto entrare a Palazzo Ducale, mannaggia! E.. anche l’acqua che non è azzurra ma tutta sporchina…”
Monno: “Ma… niente… è stato tutto bello… siamo passati anche su 50 ponti (li ho contati) e lunedì prossimo non si va a scuola perché c’è la festa del patrono… AH! ecco ho trovato! Non mi è piaciuto che la gita sia finita!”

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Il giorno più bello

Lunedì
“Papà”
“Dimmi Pica”
“Per il mio compleanno voglio un orologio”
“mmm….Pica ma tu sai legger le ore?”
“Certo!”
“mmm…. E vediamo che ore sono?”
Papà Ovo allunga alla piccola un orologio prettamente analogico… la piccola si concentra per bene fino a trovare la risposta più consona.
“Le 7 e 84!”
“mmm…. Facciamo così: magari l’orologio potrebbe anche arrivare (e si badi al potrebbe) ma tu devi andare a ripetizioni dal Monno e imparare a leggere le ore. Capito?”
Pica guarda un po’ storto il vetusto genitore e ancor peggio il fratello che le si avvicina tronfio come un neo-professore universitario appena salito in cattedra…

Martedì
“Papà”
“Dimmi Pica”
“Per il mio compleanno voglio anche una radio.”
“Va bene”
“E anche quei cosi che tu stai in una stanza e parli con un altro che sta in un’altra stanza… come si chiamano….”
“I walkie-talkie?”
“Si!”
“emm… calma… non si può avere tutto Pica.”
“E poi vorrei anche i …”
“Stop! Pica, che ne dici invece di farci regalare il pastello blu (che abbiamo perso a scuola) e il temperino (vedi sopra)?”
Pica abbozza e si allontana poco convinta ma conscia delle piccole sparizioni nella sua attrezzatura scolastica…

Mercoledì
“Mamma”
“Dimmi Pica”
“Per il mio compleanno voglio portare a scuola la torta al limone.”
“Va bene.”
“E poi anche quella al cioccolato, e poi il succo di frutta e anche la torta speciale per l’Ovetta M. che non può mangiare uova e poi invece quando facciamo la festa sabato coi nonni vorrei la coca cola e poi…”
“Basta!”
“Le caramelline?”…
“…”
“Va bene, non vedo l’ora di andare a letto così arriva domani in fretta.”
Alle ore 20.15 Pica era pigiamata e millantava un sonno incoercibile.

Poi, finalmente, è arrivato giovedì che nel calendario Pichese è il giorno più bello tra i giorni più belli dell’universo.
La cucciola si è svegliata con il sorriso, è andata a scuola con il sorriso, è tornata da scuola con il sorriso, ha cenato con il sorriso e poi, prima di andare a letto, ha confidato: “Sapete…domani non potrà mai essere una giornata bella come quella di oggi!”

Il resto della settimana è scivolato via con la festa coi nonni, l’orologio sempre al polso, ove magicamente Pica legge le ore benissimo, walkie talkie che risuonano da qualsiasi stanza e addirittura un terzo posto con annessa coppa alla gara di atletica.

Oggi con grande soddisfazione la famiglia Ovetti dichiara ufficialmente chiusa la Pica Week.

(Pica e Nonno Etto festeggiano il loro compleanno)

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