Se telefonando…

“Ovetta c’è la tua amica SF al telefono”
La piccola arriva di corsa dalla cameretta, prende il telefono tutta felice e si butta sul divano.
“Ciao SF, meno male che mi chiami. Sai sono stanchissima, è tutto il giorno che corro.”
(ovvero: “Ciao carissima amica del cuore. Meno male che adesso mi prendo una pausa con te; sai questi ritmi frenetici di noi giovani cinquenni sono insopportabili.”)
“… stavo mettendo a posto la cameretta. Guarda! Papà mi da sempre i compiti più difficili… non so proprio come fare… e poi mio fratello non mi aiuta per niente e mia sorella è troppo piccola, così devo fare tutto io come al solito.”
(ovvero: “So che puoi capirmi ma la mia vita è un inferno. Quegli schiavisti dei miei genitori mi costringono a risistemare la cameretta e non ho alcun aiuto dalla bassa manovalanza costituita dai miei fratelli minori.”)
“… Eh già, anche tu hai un fratellino che non ti aiuta. Come ti capisco…”
(ovvero: “ Lo sapevo che anche tu vivevi lo stesso mio dramma famigliare.”)
“Guarda adesso ti devo proprio salutare sai. Mia madre mi sta chiamando e sicuramente devo aiutarla a fare qualche cosa che da sola non è capace…. Va bene, d’accordo, ci sentiamo un altro giorno quando abbiamo tempo. Ciao.”
(ovvero: “ beh! Che dire, la compagnia è bella ma il mio quarto d’ora d’aria è finito. Devo tornare al mio turno in miniera visto che il cerbero mi sta già chiamando. Ci sentiamo quando riusciamo. Ciao.)
Morale: Mamma e papà speravano che la piccola diventasse il bastone per la loro vecchiaia…non si erano accorti che lo era già diventata.

“Monno, vieni al telefono, c’è qualcuno per te” (che poi è lo zio A. ma ti lascio la sorpresa)
… il bimbo arriva con la faccia curiosa, afferra il telefono con fare titubante…
“Ponto?”
… la faccia del bimbo si rasserena (riconosce lo zio), poi si rabbuia improvvisamente…
“…e ma ti sei perso il budino al zoccolato perché non sei venuto alla mia festa.”
(ovvero: “Oh tu, stolto parente, che hai snobbato la festa del mio quarto compleanno, sappi che ti sei perso una leccornia che più leccornia non si può! Tiè!”)
“…e ma Niuiorch è tanto lontano?”
(ovvero: “ Oh! Che razza di scusa sarebbe questa di esser via per lavoro in un posto che si chiama Niuiorch. Potevi prendere una macchina, o un treno, al più un aereo, … per la mia festa con il budino al cioccolato.”)
“…Ma poi ci vieni alla festa di fine estate? Quella che faccio insieme all’Ovetta?”
(ovvero: “Vabbè, lasciamo stare ‘sta storia che mi hai bidonato, vedi almeno di presenziare alla festa di fine estate che farò con tutti i miei conoscenti più cari e dove di solito arrivano i regali.”)
“… Aspetta che non lo so. Mamma? Quando fazzamo la festa di fine estate?….Ah! Ecco. Allora, mamma dice che non lo sappiamo ma fosse fosse la prima settimana di settembre.”
(ovvero: “Guarda la data di questa festa non la so, aspetta…. Ecco sì, mi ha appena confermato mia madre che sarà la prima settimana di settembre. Poi non dire che non te l’avevo detto.”)
“…Ma tu ce l’hai la zia?… aspetta che il Papà mi sta dicendo una cosa… ah, ho capito. Papà mi dice che se ti chiedo se hai la zia tu non capisci; Volevo chiederti se hai la fidanzata.”
(ovvero: “Cambiamo discorso. Hai pensato a metter su famiglia? No, perché io ci tengo eh!”)
“…Vabbè adesso vado. Ti passo l’Ovetta.”
Il piccolo passa il telefono alla sorella e le bisbiglia: “Non ze l’ha mica la zia. Pazienza.”
Morale: come far sentire in colpa (prima) e metter sotto pressione (poi) un poveraccio che sta dall’altra parte del mondo per lavoro.

“Pica, vieni al telefono che c’è papà”
La cucciola arriva di corsa; allunga le manine e afferra il telefono.
“Pontoooo…”

“Ta. Ubusce datadattea. Pappa.”
(ovvero: “——. Pappa”)
“Coscebeddeat. Upalal. Jaja”
(ovvero: “—–. Ovetta”)
“Ohohsciottoro. Mamma oggetteg. Papà”
(ovvero: “—–. Mamma —– Papà”)
“Abbabagiatoci. Lollo”
(ovvero: “—–. Monno”)
“Ciciosoroglio cocorucoso. Cacca.”
(ovvero: “——. Cacca”)
“Giagie”
(ovvero: “Grazie”)
E ripassa il telefono a sua madre.
Morale: eh? Mah! Magari c’è pure la morale…. Se qualcuno riuscisse a capirla!

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