Ruzzulàno ma buono

Martedì
“Bimbi! Siete contenti che questo sabato finalmente possiamo andare a trovare tutti quanti il mio amico di Bari temporaneamente di stanza a Modena (e quindi a tiro di Ovo-gita)?”
“Sìììì.”
Mercoledì
“Papà…”
“Dimmi Ovetta”
“Ho un puntino sulla pancia”
“Non è nulla tesoro. Avrai mangiato qualcosa a cui sei allergica.”
Giovedì
“Mamma …”
“Dimmi Ovetta”
“Ho dormito male questa notte e ora ho i brividi”
“Accc… dai proviamo la febbre … 37 … possiamo ancora sperare che non si nulla.”
In serata, la febbre sale e i puntini pure…“(porc… vaff… mann…)
Tranquilla Ovetta, domani mamma ti porta dalla pedi-nazi e  vediamo cosa dice.”
Venerdì (primo giorno di ferie)
“Papà….”
“Dimmi Ovetta”
“La pediatra ha detto che ho la scarlattina”
“….. (porc…vaff….mann….)”

Sabato mattina, papà Ovo offre al Monno la seguente scelta: “Vuoi stare a casa a giocare con mamma e sorelle – guarda però che non potrai andare in giro stante i 38°C dell’Ovetta – oppure preferisci venire in gita con papà – guarda che la strada in macchina sarà un po’ lunga – ?”
“Zi penzo…” dice il Monno che poi opta per una domanda chiarificatrice “… E dimmi papà, dove manzamo?”
“Andiamo sicuramente al ristorante e poi si torna indietro sempre con una strada lunga.”
“Z’ho penzato… vengo al ristorante (sì, vabbe, intendevo dire che vengo a trovare i tuoi amici di cui mi importa il giusto…. Basta che poi si vada al ristorante).”
Segue A1 Milano – Modena in compagnia di mezza popolazione lombarda e conseguente arrivo in ritardo in loco.
Qui, ad attendere papà…gli amici.
Ad attendere il Monno, visibilmente stufo della macchina, …un paio di taralli… tanto per rompere il ghiaccio.
Segue giretto per le vie del centro ed entrata al ristorante con il Monno che pian piano si scioglie (ma neanche tanto) quando ahimè, sorpresa, il ristorante risulta essere pieno.
“Cucciolo, non c’è posto. Vieni, andiamo da un’altra parte.”
“Ma io z’ho un po’ famina.”
“Tranquillo, giusto cinque minuti.”
E infatti in cinque minuti ecco un altro ristorante… pieno.
“Ma io z’ho fame.”
“Ehmmm…. Monno, vedrai che il prossimo è quello giusto, vedrai, è proprio qui dietro l’angolo.”
Ed infatti eccolo lì, proprio dietro l’angolo e… pieno.
A questo punto, il piccolo ha deciso che era bene puntualizzare le lacune organizzative onde poter mettere meglio sotto pressione la direzione e diretta responsabile alle cibarie: “Siamo già stati in tre postti e tutti pieni ma io z’ho tanta fame.”
In pratica un “j’accuse” bello e buono che getta il terrore tra gli astanti che decidono immediatamente di lasciare le vie del centro e fiondarsi in un locale noto della periferia sperando di trovarlo aperto e non esaurito onde evitare la pena capitale.
Qui, finalmente, il Monno è entrato nel suo habitat naturale lasciandosi andare. Ha gioito davanti al prosciutto, non ha disdegnato la mortadella, si è sciolto davanti al salame, ha chiesto cosa fosse quella cosa lì (il gnocco fritto): “buono, fazzo un panino inzizzulito con il prosiutto” e anche quell’altra cosa lì (la tigella): “buona ma mi piace di più il gnocco fitto perché è più gande.”
Ha assaggiato i formaggi trovandoli di suo gusto e non ha lesinato la pancetta… tutto senza nemmeno sporcarsi… almeno fino a quando non gli è stata proposta una mezza tigella alla nutella seguita da strofinata dell’intera faccia per togliere gli avanzi della famosa crema alla nocciola.
Diventati ormai intimi amici come ogni persona che mangi una nutella in compagnia il piccolo si presta alle domande dei commensali “Allora Monno ti è piaciuto questo posto? Un po’ ruzzulano ma buono.”
Il cucciolo guarda dubbioso papà Ovo… che lo tranquillizza: “Ruzzulàno…. Vuol dire sgarrupato… alla buona…. Però è molto buono vero?”Lui ci pensa un poco, poi decide di poter dare il suo placet… con riserva.
“Sì, è buono ma è il quatto rittorante e nei primi tre non si poteva stare (sì, ve lo concedo, sebbene come dite anche voi non si possa parlare di un trestellemichelin ammetto che la qualità e soprattutto la quantità del cibo mi soddisfa; cionondimeno non mi scordo le pene che mi avete fatto passare per arrivare qui, passando di locanda in locanda ad elemosinare cibo io così piccolo e smunto e quindi ve lo rammento ad eterna memoria)”. Segue un assaggio di panna montata e nutella… tanto per chiudere in bellezza.

Sulla via del ritorno…
“Papà, come era quel potto?”
“Ruzzulàno.”
“Ah za! Papà sei contento che hai visto il tuo amico di Bari che non vedi mai?”
“Si, molto.”
“E quando lo vediamo ancora?”
“Non lo so, tesoro. Però forse l’anno prossimo si sposa e se fa la festa dell’anello giallo e ci invita andiamo a trovarlo e portiamo anche mamma, Ovetta e Pica.”
“Mhmm…. E manzamo ancora al rittorante?”
“Sì, se andiamo fino a  Bari vedrai che andiamo a  mangiare anche al ristorante”
“Magari anche quello lì sarà ruzzulàno”.

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