Buon compleanno Monno #10

A te, che non riesci a mangiare un gelato senza sporcarti tutto… no, proprio non ce la fai.
A te che il lockdown “non ha portato solo cose negative… non devo andare più in mensa! dove si mangia poco, troppo poco, proprio pochissimo”
A te che sei ostinato e quando pensi di sapere una cosa è proprio quella… e se quella non è, tu continui a credere alla tua idea. 
A te che sopporti con pazienza infinita Pica e i suoi mutevoli momenti, l’aiuti a fare i compiti e le fai anche i test di verifica per vedere se ha studiato. 
A te che giochi sempre per vincere e sei competitivo e grintoso anche se si tratta di una partita a carte. E con Pica fai lunghe giocate con i giochi in scatola e immancabilmente stravinci e lo sai che non è una partita equa ma comunque “non vedo perché dovrei perdere!”.  
A te che ci hai impiegato una settimana, ma poi hai preso in mano la situazione tra lezioni su Teams, compiti su Onedrive, mail su Outlook e chi ne ha più ne metta.
A te che quello che più ti è mancato è stato correre e nuotare ed ogni tanto ciondoli in casa come un leone in gabbia perché muoverti ed uscire sono parti essenziali di te. 
A te che alleni Mamma Ova nella camminata veloce, con lunghe passeggiate fino ai paesi vicino, tenendo il tempo, con un ritmo preciso e spostando sempre più in là il traguardo. 
A te, che litighi con il letto ogni notte e ogni notte non si sa bene chi vinca; ma immancabilmente ti troviamo con la testa dalla parte dei piedi perché “da lì si vede fuori la luna… è bella, sai papà?” o a dormire per terra sul tappetone e nemmeno tu sai come ci sei arrivato lì.
A te che ogni giorno seguivi gli aggiornamenti statistici con i dati del Covid: prima in video, poi tramite siti internet, infine tramite tabelle comparative su excel; avessi avuto anche accesso ai database della protezione civile saresti stato la persona più felice del mondo.
A te che sei sempre il migliore amico dell’Ovetta e chiacchierate di cose vostre e di amici, e amici di amici, e amici di amici di amici, e sai intuire quando l’Ovetta sta per piangere e scherzi con ironia, ma poi cerchi di consolarla.
A te che vuoi sapere tutto come un adulto, “cosa è successo il 6 giugno 1944? Credo sia una cosa brutta e allora dimmelo solo al mattino perchè se me lo dici la sera poi non dormo la notte”, che ti appassioni per le biografie dei grandi uomini e passi da Albert Einstein a Giovanni Falcone, passando da Pitagora e Steve Jobs con assoluta scioltezza. 
A te che usi sempre le stesse scarpe da tennis, la stessa marca, lo stesso modello da quasi 6 anni, cambi solo il numero; e tieni anche le scarpe vecchie, e sono davvero assai vecchie e distrutte, nonché piccole ma “così non rovino quelle nuove”. 
A te che ti vesti a caso e non hai mai due calzini uguali.
A te che quando il tuo miglior amico (il mitico Davide U.) ha confermato il tuo stesso campus per due settimane di fila hai stretto i pugnetti e urlato “Evvai!”… che c’è di meglio? Ed ora torni a casa sudato, sfatto, sporco e strafelice.
A te che hai una memoria prodigiosa e sciorini fatti insignificanti avvenuti anni fa come fossero i più clamorosi casi di cronaca, che spalanchi gli occhi quando il tuo interlocutore non ricorda un particolare… sappi, Monno, che noi ti crediamo ciecamente! 
A te che “Mamma, ma io scrivo con il cuore? Vorrei farlo sempre, ma qualche volta non ci riesco e scrivo solo per divertire chi legge e però non mi piace poi tanto quello che scrivo”.
A te che quest’anno hai studiato con papà l’America latina e non perdi occasione per ricordare che invece l’Ovetta non ha voluto “Eh… adesso queste cose non le sai!”. 
A te che “papà, ma Prato è qui vicino a noi?”… “No Monno; Prato è in Toscana”… mumble mumble… “Ah! Già! Quello vicino a noi è Erba!”
A te che davvero non ti capaciti della lentezza con cui i tuoi compagni di classe svolgono “operazioni semplicissime come il più o il meno”, mentre nel frattempo tu, così, tanto per riempire il tempo, aggiungi al problema un tema libero perché “non sapevo cosa fare…”
A te che hai seguito passo passo papà che correva la Maratona di New York e quando hai ravvisato un lieve accenno di stanchezza, monitorando in real time i tempi, volevi chiamarlo per “avvisarlo che sta andando pianino” e papà Ovo non lo sa ma tu hai sofferto come fossi un corridore, impazzendo su e giù dalle scale, fra cucina e salone, fra divano e tavolo.
A te, che sei scollegato con le attività quotidiane e riesci a perder tempo in modo irritante, che al mattino sei il primo ad alzarti ma immancabilmente l’ultimo a metterti le scarpe per uscire; a te che la sera sei il primo ad entrare in camera da letto ma quando le tue sorelle sono a letto tu… semplicemente non si sa più dove sia.
A te, che quando quest’anno ti abbiamo chiesto se ti sentissi di viaggiare all’estero camminando per tanti giorni con tutti i problemi che questo avrebbe comportato a livello alimentare tu ci hai pensato su un pochetto e poi, con i goccioloni agli occhi, ci hai detto: “Credo di si. Sarebbe la prima volta, e forse farlo in Europa è meglio…. Tanto prima o poi ci devo provare…. Però un po’ di paura ce l’ho…”

Ma soprattutto a te che quest’anno hai preso il ritmo con il cibo “nuovo” e, anche se in cuor tuo ti spiace, ormai non mangi più nulla che ti possa fare male, a te che giochi a volano in giardino con Mamma e batterla è bellissimo, a te che ogni tanto strizzi tutti in un abbraccio fortissimo perché è il tuo modo fisico di dire “ti voglio bene”, a te che hai cominciato a guardare i film di Guerre stellari, ma i cartoni animati di Pippo e Paperino sono ancora imbattibili, a te che sei puntiglioso, a te che cerchi sempre la sfida, a te che hai imparato a convivere con qualche mal di pancia ogni tanto e i massaggini di Mamma sono sempre un toccasano, per l’umore se non altro, a te che sei sorridente e pungente, riflessivo e gioioso, 

 buon decimo compleanno Monno

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Allenamento

In settimana mamma e papà Ovo, per evitare l’ennesimo fine settimana di spiaggiamento tra il divano (fronte tv) e il letto (fronte libri) con annessi capricci e bisticci, hanno proposto ai cuccioli una gita in montagna per affrontare un sentiero che, di riffa o di raffa, ci era sempre sfuggito.

Sabato mattino ore 8,00
I nostri eroi partono puntualissimi per un’oretta abbondante di strada che li porterà alla partenza del sentiero; l’oretta e mezza abbondante virerà presto sulle due ore stante che in molti hanno avuto la stessa idea.

Ore 10,00
Arrivati in posto, onde evitare di sbagliare sentiero, papà Ovo ferma un autoctono per chiedere informazioni sul reale punto di partenza.
La risposta è lapidaria: “Guardi che il secondo tratto del sentiero è franato; non si può fare”… “Ah…ehm….. bimbi, credo che faremo solo il primo tratto”…. “Veramente non farà nemmeno quello”….”Scusi? E perché no?”…”Ci stanno facendo i lavori e lo stanno facendo saltare con la dinamite.”
Le motivazioni dell’autoctono hanno completamente convinto l’intera Ovo-family.
Il morale della truppa appare basso ma è solo un secondo: “Mi scusi ancora… un consiglio… visto che siamo qua: cosa ci consiglia?”… “Potete andare in Val Codera”. “Interessante, ci vuole molto? E’ difficile?”
Qui l’autoctono offre la parte migliore di sè potendo dipanare la sua conoscenza del territorio: “il sentiero è molto bello, all’inizio è un po’ difficile perché va su parecchio, poi c’è un falsopiano e si arriva tranquilli: un’ora e mezza ci vuole tutta”
Papà Ovo, facendo un po’ la tara al valligiano regola il percorso sulle due ore: si può fare. “Bimbi: si parte!”

Ore 11
La prima ora di cammino (quella che il valligiano aveva definito come “duretta”) si rivela un susseguirsi senza fine di gradoni di roccia di altezza difforme caratterizzati dall’unica nota in comune di riuscire a spezzare il fiato, le gambe e la resistenza di ognuno.
Pica, da “diesel” qual è passa il tempo in una lamentela continua al suono sommesso di “noncelafaccioètroppoduramifamaletuttosonostanca…ecc…ecc…”; il Monno riesce comunque a parlare in continuazione, mamma e Ovetta arrancano nelle retrovie, papà Ovo ascolta il Monno ma non riesce a rispondere per mancanza di fiato.

Ore 12
La seconda ora di cammino (quella che il valligiano aveva definito come “altopiano”) non si è palesata… almeno a noi.
Al contrario i gradoni “spezzagambe” sono continuati senza sosta e la famiglia si è spaccata in due: nel plotone di testa il Monno che attinge forze dal parlare in continuazione, Pica in un lento degradare della cantilena lamentosa e papà Ovo che obnubilato dalla stanchezza risponde monosillabi a caso per fingere di stare ad ascoltare il Monno; nelle retrovie mamma e Ovetta si tirano alternativamente la volata ad ogni gomito di roccia sperando di vedere l’agognato altopiano.

Ore 13 
La terza ora di cammino (quella non prevista nè dal valligiano nè da papà ovo) ha alternato i soliti gradoni in salita ad altrettanto ripidi gradoni in discesa; poi… assolutamente inaspettati, si sono palesati ben 50… forse anche 100 metri di pianoro: giubilo tra i marciatori che sono quindi arrivati dopo tre ore di cammino a Val Codera, uno dei pochi paesi Italiani tutt’ora non raggiunti da una strada.
Qui lauto pasto, gran bevute, qualche foto e rilassamento vario.

Poi, con calma ma non troppa, e in solo un’ora e mezzo i nostri eroi sono riusciti a tornare giù, aiutati questa volta dai temutissimi “gradoni” che invece in discesa non sono così male. Il Monno non smette di parlare nemmeno in discesa, Pica ormai cammina senza smettere un secondo e senza lamentarsi, papà scende comunque mano nella mano con Pica (papà dammi la mano che se no cado) dicendo “si” o “no” in maniera casuale al Monno, mentre l’Ovetta si fa raggiungere da qualche crampetto e mamma Ova aiuta la primogenita. 

Riassunto dell’escursione:
4,5 ore
13,5 km
750 metri di dislivello positivo

Ma in fondo è solo un allenamento…
Santiago de Compostela aspettaci: dal 9 al 23 Agosto.. gli Ovetti saranno in cammino!

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Kinder-Etti

Lunedì
Papà Ovo alle 8,45 precise raccatta il Monno e insieme si presentano all’ingresso dell’oratorio comunale dotati di mascherina (il genitore addosso mentre il bimbo litiga fortemente con l’oggetto) e autocertificazione di perfetta salute. Quando un quarto d’ora dopo il Monno entrerà, a papà Ovo non resterà che tornare a casa dove nel frattempo l’Ovetta sta badando a Pica e alla sua migliore amica.
L’Ovetta I. ha infatti raggiunto casa Ovetti per passare la giornata e soprattutto per evitare che Pica cominciasse una lunghissima litania a colpi di “giochi con me… giochi con me… giochi con me…” difficilmente conciliabili con un minimo di lavoro genitoriale.
Alle ore 12.00 mamma Ova raccatta il Monno all’uscita dell’oratorio mentre sta continuando a litigare con la lingua e la mascherina (ora però sporca di terra come il resto del bimbo).
Grande pranzo allargato (due genitori, tre ovetti e l’ospite) e subito dopo è il turno dell’Ovetta passare il pomeriggio in oratorio, lei che, dopo solo due telefonate alla fida amica, riesce finalmente ad organizzarsi per un rendez-vous in bicicletta in modo da attraversare insieme il km (scarso) che le distanzia dalla meta.
Alle ore 19, tornata a casa la cucciola, riconsegnata l’amica I. e docciati tutti, la casa sembra tornare ad una apparente tranquillità.

Martedì
I tre Ovetti vengono scaricati a casa di amichette alle ore 9,00 e recuperate solo 8 ore più tardi.
I genitori lavorano molto ma… incredibilmente… in un ambiente … silenzioso…

Mercoledì
Si bissa la giornata di lunedì con la differenza che portando il Monno si passa anche a raccattare l’Ovetta E. (tanto una più o una meno) ma con il grande vantaggio che poi il papà di E. ci riconsegnerà il Monno. Quindi non sappiamo se il Monno abbia continuato a litigare con la mascherina e la lingua, ma temiamo di si.
L’Ovetta telefona sempre un paio di volte all’amica e, dopo concitato conciliabolo, arrivano alla sofferta decisione di trovarsi sempre allo stesso punto e alla stessa ora per attraversare insieme il km (scarso) che le separa (sempre quello) dall’oratorio (sempre quello)
Anche l’amichetta di Pica, l’Ovetta I. è sempre qui ma si diverte come una pazza anche perché viene inaugurata la guerra delle pistole d’acqua in giardino.
Segue cambio completo di vestiti e urge doccia finale.

Giovedì
La famiglia Ovetti ospita per tutto il giorno le Ovette E. e C.
La mattinata passa in un baleno ma, alla fine della stessa, il Monno si sente unico maschio in un mare di femmine (e stante l’età del pupo la cosa non è positiva). Viene quindi invitato l’amico P. a dargli man forte.
Nel pomeriggio si scatena quindi una guerra a pistole d’acqua di dimensioni bibliche con tanto di cambio d’abito per tutti.
Stanchezza e felicità; papà Ovo in serata decide che non serve bagnare il prato.

Venerdì
Sarebbe la ripetizione del mercoledì ma l’Ovetta I. abdica e allora l’Ovetto P., che il giorno prima non si era trovato così male, bissa. Ma si finisce più o meno nello stesso modo.
Giochi, spruzzi e macelli vari. Cambi d’abito e docce.

E i genitori?
I genitori hanno sfamato molteplici bocche in settimana, sedato qualche (poche) liti e impostato una sola grande e rigidissima regola: “vale tutto ma siccome noi, da qualche parte, in qualche stanza, magari pure in bagno, stiamo lavorando… NON SI PUO’ URLARE”

Ha funzionato.
Il Kinder(Ov)etti è andato alla grande. Settimana prossima si bissa.

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