Buon compleanno Pica #9

A te…

A te che da grande farai il CAPO meccanico della Ferrari o, come opzione B, il capo della scuola o di una ditta o anche – perché no? – del Mondo… diciamo che non ti manca l’autostima. A te che sogni ad occhi aperti e inventi un futuro su misura per te. 

A te che ami quando giochiamo ai giochi in scatola ma poi preferisci non giocare perché temi di perdere e ci rimarresti male. A te che quando piangi con i goccioloni che sembri un cartone animato.

A te che ogni tanto chiedi all’Ovetta “giochi con me?” perché i tuoi giochi con lei sono speciali e osservi tua sorella con grande ammirazione e assapori cos’è l’adolescenza con un certo stupore e vorresti spesso essere come lei. 

A te che finalmente quest’anno sei tornata in classe dal vivo e mai ti abbiamo sentito lamentarti della scuola, perché ti piace vivere, giocare, spettegolare, ridere e divertirti coi tuoi amici. A te che sei autonoma e organizzi i tuoi compiti, ma poi per studiare aspetti sempre Mamma Ova e passate insieme il week-end a ripetere i sumeri, le carte geografiche o le molecole d’acqua. A te che usi parole appropriate e un linguaggio da grande ma, quando proprio ti manca il termine giusto, lo inventi con una fantasia unica che strappa una risata a chiunque ti ascolti.

A te che hai paura dei cani, ma vorresti andare a cavallo; a te che al massimo “…vorrei un cucciolo piccolo bianco, con i riccioli, che non abbaia, che ama i bambini e non scappa mai.” A te che sai che un cane con tutte queste caratteristiche non lo troverai mai; quindi, sei al sicuro per almeno i prossimi venti anni. 

A te che sei diventata grande ed hai dovuto abbandonare la tua storica allenatrice dell’atletica per prenderne un’altra… anzi addirittura un altro!… ma correre e saltare sono ancora momenti importanti per te e sfidi il freddo e la pioggia, senza problemi. A te che accetti sempre la sfida con il Monno, nei giochi come nelle corse e, per qualche istante, provi anche a vincere ma poi, con una saggezza inaspettata, decidi che è solo un gioco. A te che ti fai aiutare nei compiti dal Monno, ma quando il Monno ha iniziato la scuola media gli hai fatto uno schema su come si studia. A te che eri agitatissima per l’esame del Monno, e quando è tornato a casa dopo la prima prova l’hai abbracciato forte per nascondere la tua (e sua) emozione.   

A te che questa estate ti abbiamo trascinato sotto il sole cocente tra Firenze e Roma e tu non ti tiri mai indietro, senza problemi, macinando i tuoi soliti 20 km al giorno, perché viaggiare con noi ti piace un sacco. A te che, insieme ai tuoi fratelli, per gioco, davi i voti agli hotel e ai ristoranti ma, al contrario di loro, eri severissima. “Papà io a questa piadineria gli do 4 perché non hanno nemmeno le olive” “Ma Pica questa è una piadineria di Riccione… non una piadineria come quelle che trovi a casa nostra dove ti mettono di tutto, qui fanno le piadine serie” “Ma io gli dò 4 lo stesso perché la volevo alle olive!”. E in questo dialogo c’è tutta la tua determinazione e la tua nota flessibilità. 

A te che hai sempre un sorriso bellissimo quando ti veniamo a prendere fuori da scuola ed è una gioia vederti arrivare. A te che hai occhi lucenti, che sono lo specchio dei tuoi pensieri e delle tue emozioni. 

A te che adori dormire, specialmente la mattina, e svegliarsi è durissima; ma non puoi arrivare in ritardo perché sarebbe un’onta incancellabile verso le tue maestre e così si ripete ogni mattina strenuamente questa battaglia tra la volontà ed il dovere, manco fosse “il giorno della marmotta” ma alla fine, richiamando tutte le tue forze, ti alzi … che sei già stanca.

A te che hai già adocchiato la bici dell’Ovetta che diventerà tua la prossima primavera, a te che indossi vestiti di terza mano, che difficilmente ricevi regali “nuovi” ma non ti importa perché in fondo l’importante è l’oggetto e la sua funzione non quanto nuovo o scintillante sia. A te che adori i brillantini e il fucsia, che ami le gonne e ti piace vestirti elegante. 

A te che da un mese (o forse più) hai cominciato a fare il countdown verso il tuo compleanno espresso in giorni…. ore…. minuti perché il compleanno è il compleanno ed il tuo è il compleanno più compleanno di tutti. A te che questa volta sei riuscita a fare un pigiama party con le tue amiche, proprio tutte quelle che volevi… ed eri felicissima. E questa settimana è davvero dedicata al tuo compleanno “diffuso”.

A te che scrivi un diario segreto, a te che sai essere ironica e fai battute divertenti, a te che leggi un libro in due giorni. A te che ami Friends anche se non sempre ne capisci il significato e il gioco più bello è la riproduzione del set di Friends con i lego, dove inventi storie e storie e passi i pomeriggi giocando con i sei omini fra un salotto e un bar. A te che pensi che le storie finiscano sempre bene e spalanchi gli occhioni con un enorme punto di domanda triste quando scopri che non è così. A te che sai tenere i segreti e li custodisci gelosamente. A te che ti poni questioni complesse, davvero grandi per la tua età, e le affronti con la genuinità che solo tu sai avere.

A te che lasci bigliettini a mamma Ova e papà Ovo, a te che dici sempre “ti voglio bene”; a te che sai abbracciare con semplicità, che dimostri la tua amicizia in modo diretto. A te che non sei piccola, mai e poi mai, a te che cresci come un fiorellino ogni giorno di più. 

Si, proprio a te, Buon Compleanno Pica !

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Valor Civile

Sabato 22 febbraio 2020… in piscina
Mentre papà Ovo sorseggia un crodino con un amico aspettando che gli Ovetti finiscano la lezione di nuoto, sulla TV si susseguono le immagini che arrivano dalla zona della bassa Lodigiana; “i contagiati sono già 23” dice la TV; “potrebbe essere un bel problema” commentano insieme i due amici che evidentemente non avevano capito che ci si trovava di fronte a molto più di “un bel problema”.

Domenica 23 febbraio 2020… mattina…casa
Mentre papà Ovo si gode una bellissima giornata di sole e comincia a guardare come l’orto abbia resistito all’inverno; le notizie dalla TV sono sempre più inquietanti

Domenica 23 febbraio 2020… mezzogiorno…casa
Mentre papà Ovo prepara la valigia per il volo che lo aspetta da Malpensa verso Barcellona le notizie dalla Tv sono sempre più brutte e, in un preciso momento, smette di mettere le mutande nel trolley; poi fa’ una cosa mai fatta in tutta la sua carriera lavorativa e chiama il suo capo che lo avrebbe aspettato a Barcellona per cena. 
“Capo… non so se da voi è giunta la notizia ma qui le cose sembrano mettersi proprio male; parlano addirittura di fermare tutto… anche se non capisco come possano fare… che faccio?”
“Ok… (anche se non capisco cosa stai dicendo, ma considerando che non hai mai rifiutato una trasferta posso intuire che ci sia qualche cosa che ti stia davvero preoccupando) … se pensi non sia il caso, allora stai a casa.”

Come poi sia andata lo sappiamo tutti ma, andando nel personale e tralasciando l’angoscia e la parte “seria”, papà Ovo appiedato di punto in bianco, nelle ore e nei giorni successivi, chiamò gli Ucas per evitare che andassero a zonzo nelle ore successive.

“Ma papà Ovo così mi preoccupi” disse nonna Clava. 
“Bene! Vuol dire che ti ho passato il messaggio giusto” risposte papà Ovo.

Poi risistemò il  giardino, mise in ordine la camera, fece piccoli lavoretti sempre posticipati, approntò in 24 ore l’ipad di mamma Ova per l’avveniristica “lezione da skype”, smistò le comunicazioni/compiti dalle maestre del Monno ai genitori della classe e viceversa, sistemò il computer, l’archivio, le mail di lavoro rognose sempre lasciate in fondo alla lista, partecipò a “call” pittoresche in cui praticamente ogni collega straniero trovava una scusa per chiamare e capire cosa stesse succedendo in Italia, chiamò tutti i clienti ma solo al cellulare per sapere “come andava” e poi… si trovò sul terrazzo a guardare uno Ovetti town silenziosa ed immobile alle 11 del mattino di un assolato venerdì lavorativo.
A quel punto, furbissimo, aveva capito che il “bel problema” sarebbe stato ben più di un “bel problema” e fece una seconda telefonata al sindaco dell’Ovetto town. Telefonata che, più o meno, si potrebbe riassumere così: “Ciao, immagino che tu sia veramente incasinato però sappi che io sono qua. Se serve un aiuto…”

E, come potete immaginare, l’aiuto serviva; un aiuto sottotraccia, discreto e sensibile.
E, siccome di quell’aiuto ne sarebbe servito tanto nei mesi successivi, molto più di quello che si poteva immaginare, ad un certo punto, papà Ovo chiese anche a mamma Ova di dare una mano.

E così si sono alternati per lunghi pomeriggi in questa piccola-grande attività che li faceva però sentire utili, quando tutto il mondo sembrava in un tunnel nero, lungo e in salita. Si sono alternati ricavando spazi e momenti fra il lavoro, le videolezioni degli Ovetti, la routine un po’ estraniante di una primavera davvero insolita, la condivisione degli spazi. Si sono alternati chiudendosi in camera, con un computer e un telefono, ogni tanto un po’ angosciati da quella mezzoretta di parole, a volte sollevati da storie a lieto fine. Si sono alternati con fiducia e volontà.

Poi, più o meno, l’emergenza è passata e il mondo ha cominciato a trovare una sua nuova “normalità”.

Come già papà Ovo nello scorso giugno, ieri anche mamma Ova è stata insignita della Medaglia al Valor Civile della città di Ovettitown.
E anche questo è un modo di insegnare agli Ovetti. 

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Consigli pericolosi

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo” (The butterfly effect – 2004)

“Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza” (Alang Turing – matematico e informatico, 1950)

Vabbè, mettiamola giù più terra terra:
“Qualsiasi cosa tu gli dica, non sai mai come questo tuo suggerimento verrà utilizzato.” (papà Ovo, disperato, 2021)

L’inizio delle lezioni con il “salto” della classe è stato affrontato dal Monno con esemplare serietà, un pizzico di fifa durato giusto un paio di giorni e una sempre più convincente fiducia nei suoi mezzi.
I primi (ottimi) voti sono arrivati, le prime amicizie vengono fatte, il cucciolo via via si rilassa, entra nel giusto ritmo e anche svegliarsi così presto diventa più sopportabile se la prima cosa da fare è una sgambata in bicicletta insieme agli amici fino alla scuola.
Siamo sicuri che arriveranno anche momenti più difficili così come siamo certi che, prima o poi, il nostro maschio si accorgerà che esistono anche compagne femmine: al momento l’unico ampio discorso pare sia stato: “che bell’astuccio che hai?”… dice la ragazzina del banco davanti…. “Grazie”…. risponde lui. Per esser passato già un mese di scuola, diciamo che possiamo migliorare.

Ma dove davvero non ci siamo è il contorno; per dire che solo questa settimana ha:
perso un ombrello, rotto una cartelletta, aggrovigliato la catena della bicicletta, disperso in varie stanze quasi tutti i libri e quaderni, tralasciamo il vestiario messo in vari versi, lasciato la porta di casa aperta per un’oretta buona mentre era in casa da solo… anzi no, con sua sorella minore.

Così ieri papà Ovo gli ha propinato una paternale enciclopedica con il solo scopo di dire: “Per cortesia, scendi sulla terra e renditi conto di cosa fai, smetti di perder le cose e mettile in un posto sicuro”.

Oggi il Monno era a Messa nel cortile dell’oratorio in un pomeriggio fresco ma soleggiato e papà Ovo ad un certo punto gli si è avvicinato. Il vetusto ha così notato, via via sempre più inorridito, che la mascherina del Monno non era tenuta dietro le orecchie, nossignore: i due laccetti di stoffa di solito posti dietro le orecchie erano in realtà poste dietro la nuca tenuti insieme da un anello di acciaio che altro non era che l’anello del portachiavi. Anello a cui era ovviamente agganciato anche il portachiavi stesso (una striscia di cuoio rosso fiammante con logo giallo della Ferrari), la chiave di casa, quella dell’allarme, quella del cancelletto, e quella della bicicletta. Tutto il malloppo spenzolava allegramente dietro la sua testa.

In serata:
“Monno ma cosa ti è venuto in mente?”
“Papà! Me lo hai detto tu!”
“Io!?”
“E’ un posto sicuro e sono certo di non perderle!”

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