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Marines

Con l’inizio della scuola media, l’Ovetta ha dovuto cominciare a conoscere una selva di nuovi professori.
Ovviamente, come giusto che sia, ci sono i preferiti, i “buoni”, quelli “vecchietti”, quelli “troppo forti”, quelli “Sì,.. beh…” e poi c’è lui! Il temibilissimo professor M., docente di una materia che ai più farà correre un brivido lungo la schiena: scienze motorie o per il vetusto papà Ovo … educazione fisica o meglio ancora ginnastica.

Papà Ovo ha realizzato quindi che il grosso dello scoglio, nelle relazioni personali Ovetta-corpo docente, aveva come ostacolo maggiore il prof di educazione fisica e ne è stato intimamente felice. Poi, nella settimana scorsa, ha pure conosciuto detto professore che, in maniera molto onesta, ha ammesso i suoi modi bruschi, forse un po’ rudi, ma comunque tesi a “svegliare” questi ragazzi e a dargli i primi rudimenti di quante più attività fisiche possibile. Papà Ovo l’ha promosso, se non altro memore dei suoi professori di educazione fisica il cui impegno era inversamente proporzionale alla classe d’insegnamento.

Mercoledì scorso, si è tenuta la lezione con “corsa campestre e valutazione” il cui riassunto, interamente dedotto dal racconto dell’Ovetta si può qui riassumere.

“Prima il professore ha sistemato i maschi a piccoli gruppi ai vertici di un grosso rettangolo che poi erano gli 800 metri della campestre, poi ci ha detto quale era il percorso e ci ha dato il via.
Tutte le mie compagne sono partite a razzo, io invece no. Poi, a metà del primo lato, sono tutte scoppiate e io ho iniziato a superarle tutte e alla fine del primo giro ero in testa.
E’ stato tutto molto bello perché anche i miei compagni facevano il tifo per me; beh… a parte quando mentre correvo ho dovuto dire a Mp e MF dove dovevano mettersi a fare l’angolo perché stavano andando a farfalle.”
“E quindi hai vinto?”
“Si! Sono arrivata prima!”
“Brava Ovetta! E quanto ci hai messo?”
“Mmmm… 3 minuti e qualcosa.”
“Buon tempo, brava. E le tue amiche erano subito dopo di te?”
“Noooooo. Molte sono arrivate molto dopo di me… e hanno preso 4.”
“4? E in quanto sono arrivate le ultime?”
“7 minuti e mezzo”
“Azz!…. Pardon,…. Volevo dire, effettivamente…”
“Sì però Papà, non erano proprio le ultime.”
“In che senso?”
“7 minuti e mezzo è il tempo per le ultime che sono arrivate correndo, poi ci sono quelle che hanno camminato, non ce la facevano proprio.”
“… Non ce l’hanno fatta??? Ma davvero?” 
“E poi c’è stata quella che si è persa”
“????? Persa? Facendo due giri per un totale di 800 metri? Vale a dire 400 metri a giro? Circa 100 metri per lato? Come (diavolo) si fa a perdersi?”
“Boh! Però il prof a quel punto mi ha chiamato e mi ha detto: tu, che sei stata la più veloce, ti do 10, però adesso vai a cercare la dispersa.”


“Vabbè. Hai preso 10 Ovetta!!!! E hai anche ritrovato la compagna dispersa.” Al professor M(arines) onestamente … invece un sincero in bocca al lupo… lo aspetta un gran lavoro!

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Sulle ali della libertà

Due settimane fa, un martedì mattina, mamma Ovo, papà Ovo e l’Ovetta sono usciti di casa tranquillamente.
Insieme, i due genitori decisamente eccitati e la cucciola “superficialmente tranquilla”, hanno percorso il chilometro e mezzo che separa casa Ovetti dalla nuova scuola dell’Ovetta.

Eh già! Perché la cucciola (ma forse questo termine non si può più usare) è ora alle scuole medie!

La giornata in se è passata senza scossoni: l’Ovetta nell’attesa che aprissero i cancelli, si è rifugiata nel gruppo della sua vecchia classe elementare, tutti i 150 bambini con genitori al seguito sono quindi stati ricevuti nell’aula mensa (adibita per una cinquantina di persone circa ma non stiamo a guardare tutti i dettagli), sono stati smistati nelle varie classi dopo il pistolotto della preside (nemmeno tanto male a dire il vero) e una volta in classe hanno tutti cercato conforto in qualche viso famigliare (leggasi compagni delle elementari casualmente finiti nella stessa classe).
Qui una professoressa, dai modi gentili e garbati, ha spiegato loro cosa fare e cosa non fare …. Ma in realtà si vedeva benissimo che stava guardando i bimbi, ma stava parlando ai genitori e avrebbe tanto voluto dire “E CHE DIAVOLO NON MANDATELI A LETTO ALLE 23 CHE POI IL GIORNO DOPO SONO RINTRONATI, E TOGLIETEGLI QUEL ACCIDENTI DI CELLULARE DALLE MANI, ECC…ECC…” ma tutto in tono soft, molto tranquillo.

Nel pomeriggio, poi, una fiumana di telefonate sono arrivate all’Ovetta e lei ha risposto a tutti quasi stupita che questa novità avesse sortito una qualche attesa nelle persone a lei vicine.
Insomma tutto bene.

Sono passate due settimane, ecco un breve e non esaustivo elenco di quello che anche noi Ovo-genitori stiamo imparando:
1)        L’Ovetta si sveglia alle 6,50 ed ha improvvisamente capito quale lusso sia il potersi svegliare dopo le 8,30 il sabato: erano anni che cercavamo invano di spiegarglielo!
2)        Esce di casa in bicicletta alle 7,25 per trovarsi a metà strada con altre amichette: qui pare partano grandissime chiacchierate che, in mezz’ora, le portano giuste giuste in aula (tempo stimato senza chiacchiere… forse 10 minuti).
3)        La metà, meno uno, dei professori sono “simpatici e ci faranno lavorare tanto”.
4)        Quell’uno che manca alla metà di cui sopra è severissimo, antipaticissimo e terribile: visto la materia di cui si occupa francamente non siamo molto preoccupati, a meno di non ambire a qualche medaglia olimpica.
5)        L’altra metà degli insegnanti risulta al momento assente !!!
6)        Il rientro da scuola, sempre a dorso del velocipide e con le fidate amiche, pare essere molto più travagliato dell’andata: una delle fanciulle ha bucato già una volta ed ad un’altra è scesa la catena… non c’è male in soli 10 giorni!
7)        Circa la metà dei ragazzi NON ha un cellulare: ma …. allora….. “SI….PUÓ…FARE !!!” E qui Mamma Ova sorride assai.
8)        La “ragazza” arriva al venerdì pomeriggio in stato catatonico, uno straccio, un’ameba assoluta per sua stessa ammissione: pregasi notare che, al momento, vi sia pochino da studiare e i corsi “accessori” non sono ancora entrati nel vivo.
9)        La ventata di “libertà” le ha portato in dote un mazzo di chiavi (ma noi siamo tranquilli… sì… sì… certo….), la necessità ogni tanto di mangiare a casa da sola e, volendo, la possibilità anche di andare “in centro” per un gelato con le amiche. 

Domenica scorsa…
“Papà posso andare a mangiare un gelato con E. e C.?”
“Certo, guarda però che noi adesso usciamo.”
“Ok, allora io vado.”
“Ehmmm… Ovetta….”
“Sì papà?”
“Hai preso le chiavi?” 
“… Ops!”
“Ecco appunto.”
“Eh che non ci penso! Ok, adesso vado papà.”
“Ehmmm….”
“Che c’è????”
“Hai preso i soldi per comprarti il gelato?”
“…Ops!”

Margini di miglioramento ne abbiamo.

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Buon Compleanno Ovetta #11

A te,

a te che sei empatica e generosa, che ti immedesimi nelle persone che hai di fronte, che credi nella bontà e odi gli scontri.

a te che quest’anno quando hai capito che il Monno era celiaco, hai iniziato a guardare il mondo con i suoi occhi, cercando di aiutarlo a rispettare le regole, a te che assaggi ogni cibo senza glutine e dichiari con convinzione che è buono, anzi buonissimo, a te che capisci quando il Monno non sta bene e sei nostra complice, che non ti lamenti se qualche restrizione colpisce anche te, ma sorridi di buon grado.

a te che hai vissuto l’ultimo anno di scuola con serenità e che, ovviamente, hai pianto infinite lacrime all’ultimo giorno, nel salutare quelle che saranno per sempre le tue maestre e i tuoi compagni. 

a te che hai quattro playlist di Spotify e cancelli sistematicamente le cinque, dicosi cinque, canzoni che piacciono al Monno, perchè stonano nelle tue scelte musicali. 

a te che ti lanci nello sci, nuoti con abilità in acqua, ti cimenti in volteggi… ma lo spirito competitivo è altra cosa da te, l’agonismo non lo conosci proprio.

a te che chiacchieri fitto fitto davanti a scuola con le amiche e pure qualche amico, che ragioni sul significato dell’amicizia, che soffri per le parole sbagliate e che temi un po’ (troppo) il giudizio degli altri. 

a te che giochi con Pica, le insegni le sillabe, la segui all’oratorio, le leggi i fumetti di Asterix e lei ti adora, e anche se ogni tanto ti arrabbi con Pica, sei fiera ed orgogliosa del tuo ruolo di sorella maggiore.

a te che se bisticci con i tuoi fratelli poi, alla fine, sei sempre quella che cede, a te che sei l’unica che tenta di riordinare la cameretta, a te che dispensi consigli buoni a Pica e a Monno, da sorella grande, da “quella che ci è già passata”. 

a te che la mensola sopra il tuo letto è un’accozzaglia di cose tue, ricordi, fogli, oggetti, fuori dalla portata di tutti, e regna un caos nel quale tu ti ritrovi e di cui sei giustamente un po’ gelosa. 

a te che piano piano guadagni le tue autonomie, i tuoi spazi, a te che piace parlare da grande con papà Ovo, o cercare la complicità di mamma Ova, per quel bisogno di unicità che una ragazzina della tua età sente crescere.

a te che senza il Monno saresti persa, perché con lui ridi, giochi, litighi, fai pace come con nessuno, e la vostra intesa è magica e impalpabile. 

a te che ogni tanto sei di malumore e tutto ti sembra grigio, e allora ti chiudi nel silenzio che tanto fa presagire l’adolescenza, a te che mamma Ova parla e parla e parla, sperando di aprire spiragli nei primi momenti grigi e soprattutto ponti per il futuro.  

a te che hai deciso che saresti andata una settimana in un campus da sola parlando inglese… e lo hai fatto alla grande: certo poi telefonavi tutte le sere piangendo, perché ti veniva la malinconia ma te la sei cavata e tutto da sola. 

a te che sei poi andata in campeggio, come l’anno scorso, con l’oratorio, con le tue amiche e quest’anno sei pure tornata senza i pidocchi! Evvai!

a te che hai appreso che alle medie non sarai con la tua migliore amica (“ma non mi preoccupo… eravamo in classi diverse anche alle elementari ma siamo amiche uguali”) e nemmeno con le tue compagne delle elementari preferite (“ma mi farò amiche nuove”). E non si capisce se sei davvero tranquilla o cerchi di rassicurarti da sola.

a te che stai crescendo e devi imparare a volare con le tue ali, a te che sei spesso insicura, a te che adori le espressioni matematiche e hai imparato da sola le potenze, a te che piangi se qualcuno si fa male, e non parliamo se ti fai male tu, a te che piacciono Stallio e Ollio, a te che sei buona come il pane e sgrani gli occhioni quando scopri che il mondo non è tutto bello, a te che sei ancora una cucciola, ma anche una splendida ragazzina.

a te, sì proprio a te, buon unidicesimo compleanno Ovetta.  

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