Classe 2026

Giovedì scorso l’Ovetta si è diplomata.
Vabbè, detta così, forse la spariamo un po’ grossa.

Questa la parzialissima cronistoria della giornata.

Pronti, partenza e… bisogna farsi i capelli!
Nel frattempo a New York qualcuno si sveglia e si dirige in aeroporto.

Finiti i capelli si parte in direzione scuola per fare le prove: sì, perché la festa del diploma prevede non una, non due, ma bensì tre prove di cerimonia e, se la terza non viene bene, beh… c’è la quarta prova.
Nel frattempo qualcuno è decollato da New York ed atterrato a Gran Rapid dove ha appena noleggiato una vettura.

A questo punto c’è una sosta nel programma, o perlomeno ci è sembrato, nei giorni precedenti i diplomandi hanno già sfilato per le classi della scuola schierate in due ali applaudenti, hanno già fatto le foto per l’album di rito, hanno già fatto mille altre cose e quindi c’è un momento di tranquillità.
Ed è proprio allora che scendendo dalla macchina a noleggio lo zio A. si palesa per un abbraccio famigliare che manca da mesi.
Segue passeggiata per il centro storico, seconda passeggiata per il centro storico e terza… vabbè, il centro storico non è tanto grande (e non è nemmeno storico) con pranzo nell’unico ristorante (che poi è un hamburgheria).

Poi è il momento istituzionale: tunica e tocco bianchi, sciarpa blu, ingresso nella palestra addobbata a festa con “mossa” sotto l’arco, diploma consegnato sul palco con stretta di mano al collegio docente con chiamata personale, dichiarazione ufficiale e tocco che vola per aria sotto scrosciante applauso.

Poi le strade si dividono: l’Ovetta viene caricata per la festa esclusiva dei diplomati organizzata dalla scuola; festa che prevede il rientro la mattina successiva (!)
Il vetusto zio invece ritorna in sella alla macchina a nolo, rientra nella civiltà, probabilmente cenerà nell’ennesimo ristorante (hamburgeria) e rientrerà a new York anche lui la mattina successiva, ma al contrario dell’Ovetta crollerà in ufficio fingendo di lavorare.

Insomma, una giornata da ricordare ma che preannuncia l’avvicinarsi anche del rientro dell’Ovetta.

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