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In Cammino

Luglio…. 
Una domenica… papà Ovo e papà M. scarpinano in montagna…
“Sai, pensavo che visto che quest’anno non potremo andare negli States magari si potrebbe davvero fare il “cammino” che prima o poi vorremmo fare…”
“…sai, ci stavo pensando anche io… si cammina… poca gente…perché no?”

E così con un’organizzazione “last minutes” o quasi, quest’anno gli Ovetti hanno affrontato “il Cammino di Santiago” (versione Inglese) insieme ad una coppia di Amici e relative Ovette.

Giorno 1: da Ferrol a Neda
E’ il primo giorno di cammino e quindi tutti belli rilassati e riposati; per di più non ci dobbiamo portare nemmeno lo zaino visto che torneremo a dormire via bus nello stesso albergo. 
Tempo grigio ma camminata facile, i bimbi si rincorrono e raccogliamo more lungo il percorso; poi in serata secondo grande appuntamento con il “menù classico del viandante”: polpo, tortilla e pimientos… un classico ghiotto a buon mercato; il Monno bolla Ferrol come città triste!

Giorno 2: da Neda a Pontedeume
E’ il primo giorno di cammino… l’ho già detto?… intendo dire con lo zaino in spalla! E si sente! 
Ma ognuno fa la sua parte compreso Pica che, con il suo zainetto, all’inizio borbotta e arranca, poi ingrana e la dovremo fermarla ogni sera perché fosse per lei, pian piano, continuerebbe senza sosta. 
E camminando, si chiacchiera, si gioca, si ascolta, si risponde, si canta. 
Grande, anzi grandissima, la “location” con “chiringuito on the beach” su spettacolare “sunshine”; ok, magari non fa proprio viandante religioso… però, buttalo via!

Giorno 3: da Pontedeume a Betanzos
Piove! Piove! Piove!… reso l’idea?
In compenso passiamo in mezzo ad una foresta di eucalipti spettacolare, un posto senza tempo ma con tante lumache, e a tratti lumache ci sentiamo anche noi. E’ un cammino che ci mette a dura prova perché agli zainoni si aggiunge anche il K-way e l’umidità che penetra nelle ossa. Sperimentiamo la pazienza e, anche se gocciolanti, passo dopo passo procediamo.
L’Ovetta si gode il panorama e la sua “età” ed ogni tanto accelera il passo, si mette in testa solitaria e si gode il panorama persa nei suoi pensieri: “Sei contenta Ovetta? Ti piace il viaggio?” “Sono felice papà!”

Giorno 4: da Betanzos ad Abegondo
E’ il tappone dolomitico! E’ il nostro personale Mortirolo+Zoncolan tutto insieme. 
Oggi è la giornata della costanza, la costanza di rimettersi in marcia e affrontare tanti chilometri.
Per trovare un posto dove dormire dobbiamo pure allungare il percorso di 7 km; però il tempo è bello e il sole ce lo godiamo tutto. Finalmente vediamo anche qualche altro viandante e papà Ovo si laurea campione di geografia dopo aver insegnato tutte le regioni Italiane con capoluogo e confini all’Ovetta E. ed averle fatto pure il test. 
L’arrivo in albergo dotato di piscina poi è un trionfo suggellato da cena a base di carne (niente polpo? No tortilla? Nada pimientos?… evvai!) dove l’Ovetta mangia come non ci fosse un domani.

Giorno 5: da Abegondo a Ordes
Rinfrancati dalla giornata precedente (soprattutto perché il numero di Km comincia a diminuire) la truppa si rimette in moto, le nostre Credenziali sono belle piene di stampini che tutti i bimbi si premurano di chiedere ad ogni chiesa (spesso chiuse) e ad ogni birreria (spesso aperte)… 
Il cammino è fatto di lunghe chiacchierate e si scoprono in modo inaspettato i talenti di tutti i giovani viaggiatori e anche i loro sogni, più o meno, grandi. E così mentre il gruppo osserva l’Ovetta C. avvicinarsi ad accarezzare qualche cavallo o a coccolare qualche cucciolo, lei realizza che, forse, da grande vuole fare la veterinaria.

Giorno 6: da Ordes a Seguiero
E ormai siamo ben rodati, camminare è diventato normale, passare dallo sterrato all’asfalto e viceversa la norma; niente più salite ne discese, insomma comincia ad esserci la sensazione che la parte difficile sia alle spalle. 
In serata poi per la prima e unica volta abbiamo una casa e quindi tutti e 9 sotto lo stesso tetto il che è ancora più “nostro”; unica nota negativa la partita a scopone… sì perché qualcuno deve fare un corso base a mamma L….. dai!

Giorno 7: da Seguiero a Santiago de Compostela
E alla fine ci siamo arrivati!
Sotto la pioggia, ovviamente, ma in fondo era giusto così. Quando nel pomeriggio i nostri eroi arrivano davanti alla cattedrale, tenendosi per mano e cantando a squarciagola (soprattutto Pica) “Camminerò”, i 130 km tra Ferrol e Santiago sembrano quasi un ricordo, non c’è stanchezza, non c’è fatica, non ci sono pesi nello zaino, solo grandi baci e abbracci. Una bella e indimenticabile emozione e anche una sottilissima commozione che avvolge tutti, grandi e piccoli viaggiatori. 

Poi….
Poi c’è stato ancora il tempo per una cena per la consegna delle Compostele (sempre sotto il diluvio), per un tour di 6 giorni a bordo del Jumbo-bus 9 posti, per un paio d’ore quasi mistiche sulla punta di Finisterrae dove le nuvole si mischiano al cielo, per qualche spiaggia ventosa ma solitaria, per scoprire Porto e far vedere ai bimbi quanto lo Spagnolo ed il Portoghese siano diversi, per assaggiare i percibes, per giocare a “ce l’hai” l’ultima sera sulla piazza della Cattedrale prima che la cucciola più piccola scoppi in un pianto disperato “perché la vacanza è finita!” 

E’ stata una vacanza “piena”… piena di chilometri, di passi uno dopo l’altro, piena di Amicizia, piena di Vita. 
Ci voleva un obiettivo, un traguardo, un orizzonte, dopo questi lunghi mesi di un anno così pazzo, per respirare a pieni polmoni, per riflettere, per essere felici e anche prepararsi al tuffo nella vita di tutti i giorni… Ma, ormai l’abbiamo capito, sempre in Cammino!

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Kinder-Etti

Lunedì
Papà Ovo alle 8,45 precise raccatta il Monno e insieme si presentano all’ingresso dell’oratorio comunale dotati di mascherina (il genitore addosso mentre il bimbo litiga fortemente con l’oggetto) e autocertificazione di perfetta salute. Quando un quarto d’ora dopo il Monno entrerà, a papà Ovo non resterà che tornare a casa dove nel frattempo l’Ovetta sta badando a Pica e alla sua migliore amica.
L’Ovetta I. ha infatti raggiunto casa Ovetti per passare la giornata e soprattutto per evitare che Pica cominciasse una lunghissima litania a colpi di “giochi con me… giochi con me… giochi con me…” difficilmente conciliabili con un minimo di lavoro genitoriale.
Alle ore 12.00 mamma Ova raccatta il Monno all’uscita dell’oratorio mentre sta continuando a litigare con la lingua e la mascherina (ora però sporca di terra come il resto del bimbo).
Grande pranzo allargato (due genitori, tre ovetti e l’ospite) e subito dopo è il turno dell’Ovetta passare il pomeriggio in oratorio, lei che, dopo solo due telefonate alla fida amica, riesce finalmente ad organizzarsi per un rendez-vous in bicicletta in modo da attraversare insieme il km (scarso) che le distanzia dalla meta.
Alle ore 19, tornata a casa la cucciola, riconsegnata l’amica I. e docciati tutti, la casa sembra tornare ad una apparente tranquillità.

Martedì
I tre Ovetti vengono scaricati a casa di amichette alle ore 9,00 e recuperate solo 8 ore più tardi.
I genitori lavorano molto ma… incredibilmente… in un ambiente … silenzioso…

Mercoledì
Si bissa la giornata di lunedì con la differenza che portando il Monno si passa anche a raccattare l’Ovetta E. (tanto una più o una meno) ma con il grande vantaggio che poi il papà di E. ci riconsegnerà il Monno. Quindi non sappiamo se il Monno abbia continuato a litigare con la mascherina e la lingua, ma temiamo di si.
L’Ovetta telefona sempre un paio di volte all’amica e, dopo concitato conciliabolo, arrivano alla sofferta decisione di trovarsi sempre allo stesso punto e alla stessa ora per attraversare insieme il km (scarso) che le separa (sempre quello) dall’oratorio (sempre quello)
Anche l’amichetta di Pica, l’Ovetta I. è sempre qui ma si diverte come una pazza anche perché viene inaugurata la guerra delle pistole d’acqua in giardino.
Segue cambio completo di vestiti e urge doccia finale.

Giovedì
La famiglia Ovetti ospita per tutto il giorno le Ovette E. e C.
La mattinata passa in un baleno ma, alla fine della stessa, il Monno si sente unico maschio in un mare di femmine (e stante l’età del pupo la cosa non è positiva). Viene quindi invitato l’amico P. a dargli man forte.
Nel pomeriggio si scatena quindi una guerra a pistole d’acqua di dimensioni bibliche con tanto di cambio d’abito per tutti.
Stanchezza e felicità; papà Ovo in serata decide che non serve bagnare il prato.

Venerdì
Sarebbe la ripetizione del mercoledì ma l’Ovetta I. abdica e allora l’Ovetto P., che il giorno prima non si era trovato così male, bissa. Ma si finisce più o meno nello stesso modo.
Giochi, spruzzi e macelli vari. Cambi d’abito e docce.

E i genitori?
I genitori hanno sfamato molteplici bocche in settimana, sedato qualche (poche) liti e impostato una sola grande e rigidissima regola: “vale tutto ma siccome noi, da qualche parte, in qualche stanza, magari pure in bagno, stiamo lavorando… NON SI PUO’ URLARE”

Ha funzionato.
Il Kinder(Ov)etti è andato alla grande. Settimana prossima si bissa.

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Corona-gita

Dopo la bellezza di 90 giorni consecutivi di permanenza pressochè totale a casa, questa domenica la famiglia Ovetti al gran completo si è svegliata alle ore 7.00 e con un misto di eccitazione ed incredulità si è preparata per la gita fuori porta (in giornata) con amici al seguito!

Un evento che, stante appunto gli ultimi 90 giorni, gli Ovetti hanno assunto ad importanza capitale!

Alle ore 8,05 (dopo che papà Ovo risistemava i sedili posteriori che negli ultimi mesi erano stati abbattuti per consentire alla macchina di assumere una conformazione più alla “furgone” onde poter consegnare più spese ai vecchietti di zona) gli Ovetti e gli amici superavano il cartello del confine cittadino e l’evento veniva accolto da sonoro applauso liberatorio.

Dopo un’oretta e mezzo circa di macchina, ecco quindi che la compagnia di 9 persone (abbiamo tacitamente deciso che per essere “assembramento” si debba essere in dieci), zaini in spalla, scarponcini ai piedi e mascherina in faccia cominciava la sua scampagnata.
La compagnia era così composta: nella sezione Senior (anche detta Matusa) mamma e papà Ovo con mamma L. e papà M.; nella sezione Young (anche detta Raga) l’Ovetta, il Monno, la superyoung Pica, l’Ovetta C. e l’Ovetta E.

Intorno alle 11, quando ormai già il Monno cominciava a pregustarsi i panini (sì… un po’ in anticipo nevvero), ecco dipanarsi sulla sinistra un sentiero assolutamente secondario ai più. Ai più, ma non a papà M. che, di rinomate origini altoatesine e di spiccato senso dell’orientamento, indica senza indugio il sentierucolo come la via maestra che ci porterà sullo “splendido pianoro che ci spetta”.
In realtà, si scoprirà poco dopo, il sentiero ha una pendenza del 120% ed è ricoperto da un’invisibile e rarissima pianta a cui mamma Ova si scopre iperallergica tanto da alternare quattro passi ad uno starnuto… no, scusate, intendevo quattro starnuti ad un passo.
Quando un’ora dopo la compagnia scoprirà che mancherebbe ancora “almeno un’ora e mezzo per scollinare”, la situazione precipita e la compagnia si spezza in mille frammenti: da una parte papà M. (forse sta per Messner?), papà Ovo e mamma L. che optano per tornare indietro sulla via maestra, da un’altra Pica, l’Ovetta e l’Ovetta E. che la prendono con filosofia (eh.. va beh.. se dite che non si può…), da un’altra ancora Mamma Ova che si attacca allo Zirtec per cercare di sopravvivere e infine da un’ultima parte gli Ultras Monno e Ovetta C. che vedono calarsi addosso l’onta della sconfitta e non la prendono benissimo.

Il gruppo decide di tornare indietro e, mentre il Monno accertatosi di non potere proprio abbandonare la madre sofferente per dare l’assalto alla vetta se ne fa una ragione, l’Ovetta C. piazza un muso enciclopedico catalizzando l’attenzione dell’Ovetta in una coalizione teenegeriale contro l’ordine costituito di papà Ovo: segue discesa tra sbuffi, lamenti, sofferenze e addirittura spine di pino che trapassano le suole di scarponcini da montagna infilzandosi con dolori atroci nelle piante dei piedi… papà Ovo accetta tutto di buon grado e recita il rosario tra sè e sè per mantenere la calma.

Alle 13, tornati sulla via maestra, il gruppo di “affetti consolidati” si piazza in riva al ruscello per il picnic, tra chiacchere, spruzzi d’acqua e goliardia varia.

Poco dopo, non avendo ancora trovato lo “splendido pianoro che ci spetta” la banda dei 9 decide di proseguire sulla via maestra e, di lì a poco, ecco aprirsi davanti a loro il famoso pianoro… che poi era bello davvero peccato che ci si fosse trasferita mezza Milano (ed ecco allora che l’aver preso il sentierucolo in mattinata non sembra poi essere stata una cattiva idea… forse che papà M. voglia dire “Ma vedi che lo sapevo!”).

I cuccioli hanno quindi la strepitosa idea di “guadare” il fiume che, in quel punto, si divide in tante piccoli rivoli e ai matusa non resta prima che sperare che non ci cadano dentro di tutto punto vestiti, poi assistono alla (inevitabile) caduta via via di tutti i figli, al loro rialzarsi e al loro sempre più allontanarsi ricadendo ripetutamente nel fiume. 
Constatata l’impossibilità di rinnegare seduta stante la paternità, scatta l’operazione recupero al termine del quale si conterà (dal meglio al peggio): l’Ovetta E. in condizioni discrete, l’Ovetta piangiolenta causa incontro ravvicinato con ortica, l’Ovetta C i cui scarponcini… vabbè, Pica i cui scarponcini, i pantaloni e la felpa… vabbe e il Monno il cui unico punto asciutto era costituito dalla parte alta della maglietta… e ovviamente megasgridata in rigoroso ordine di comportamento.

Ricomposto il gruppo non resta che tornare verso casa con una lunghissima passeggiata di ritorno.

In serata gli Ovetti cenano frugalmente, si docciano velocemente e alle 21,30 le luci si spengono: due minuti dopo russano tutti.

Si, ci voleva.
ci volevano le gambe stanche per i 15 km di montagna,
ci voleva una bella giornata di sole che ti scotta un poco e alla sera ti tira la pelle,
ci volevano le scorribande dei bimbi e anche qualche pazzia,
ci voleva cambiare aria e anche panorama,
ci voleva stare in compagnia ed in bella compagnia,
ci voleva una giornata così… anche con le mascherine… perché è stato bello comunque.

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