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Kinder-Etti

Lunedì
Papà Ovo alle 8,45 precise raccatta il Monno e insieme si presentano all’ingresso dell’oratorio comunale dotati di mascherina (il genitore addosso mentre il bimbo litiga fortemente con l’oggetto) e autocertificazione di perfetta salute. Quando un quarto d’ora dopo il Monno entrerà, a papà Ovo non resterà che tornare a casa dove nel frattempo l’Ovetta sta badando a Pica e alla sua migliore amica.
L’Ovetta I. ha infatti raggiunto casa Ovetti per passare la giornata e soprattutto per evitare che Pica cominciasse una lunghissima litania a colpi di “giochi con me… giochi con me… giochi con me…” difficilmente conciliabili con un minimo di lavoro genitoriale.
Alle ore 12.00 mamma Ova raccatta il Monno all’uscita dell’oratorio mentre sta continuando a litigare con la lingua e la mascherina (ora però sporca di terra come il resto del bimbo).
Grande pranzo allargato (due genitori, tre ovetti e l’ospite) e subito dopo è il turno dell’Ovetta passare il pomeriggio in oratorio, lei che, dopo solo due telefonate alla fida amica, riesce finalmente ad organizzarsi per un rendez-vous in bicicletta in modo da attraversare insieme il km (scarso) che le distanzia dalla meta.
Alle ore 19, tornata a casa la cucciola, riconsegnata l’amica I. e docciati tutti, la casa sembra tornare ad una apparente tranquillità.

Martedì
I tre Ovetti vengono scaricati a casa di amichette alle ore 9,00 e recuperate solo 8 ore più tardi.
I genitori lavorano molto ma… incredibilmente… in un ambiente … silenzioso…

Mercoledì
Si bissa la giornata di lunedì con la differenza che portando il Monno si passa anche a raccattare l’Ovetta E. (tanto una più o una meno) ma con il grande vantaggio che poi il papà di E. ci riconsegnerà il Monno. Quindi non sappiamo se il Monno abbia continuato a litigare con la mascherina e la lingua, ma temiamo di si.
L’Ovetta telefona sempre un paio di volte all’amica e, dopo concitato conciliabolo, arrivano alla sofferta decisione di trovarsi sempre allo stesso punto e alla stessa ora per attraversare insieme il km (scarso) che le separa (sempre quello) dall’oratorio (sempre quello)
Anche l’amichetta di Pica, l’Ovetta I. è sempre qui ma si diverte come una pazza anche perché viene inaugurata la guerra delle pistole d’acqua in giardino.
Segue cambio completo di vestiti e urge doccia finale.

Giovedì
La famiglia Ovetti ospita per tutto il giorno le Ovette E. e C.
La mattinata passa in un baleno ma, alla fine della stessa, il Monno si sente unico maschio in un mare di femmine (e stante l’età del pupo la cosa non è positiva). Viene quindi invitato l’amico P. a dargli man forte.
Nel pomeriggio si scatena quindi una guerra a pistole d’acqua di dimensioni bibliche con tanto di cambio d’abito per tutti.
Stanchezza e felicità; papà Ovo in serata decide che non serve bagnare il prato.

Venerdì
Sarebbe la ripetizione del mercoledì ma l’Ovetta I. abdica e allora l’Ovetto P., che il giorno prima non si era trovato così male, bissa. Ma si finisce più o meno nello stesso modo.
Giochi, spruzzi e macelli vari. Cambi d’abito e docce.

E i genitori?
I genitori hanno sfamato molteplici bocche in settimana, sedato qualche (poche) liti e impostato una sola grande e rigidissima regola: “vale tutto ma siccome noi, da qualche parte, in qualche stanza, magari pure in bagno, stiamo lavorando… NON SI PUO’ URLARE”

Ha funzionato.
Il Kinder(Ov)etti è andato alla grande. Settimana prossima si bissa.

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Corona-gita

Dopo la bellezza di 90 giorni consecutivi di permanenza pressochè totale a casa, questa domenica la famiglia Ovetti al gran completo si è svegliata alle ore 7.00 e con un misto di eccitazione ed incredulità si è preparata per la gita fuori porta (in giornata) con amici al seguito!

Un evento che, stante appunto gli ultimi 90 giorni, gli Ovetti hanno assunto ad importanza capitale!

Alle ore 8,05 (dopo che papà Ovo risistemava i sedili posteriori che negli ultimi mesi erano stati abbattuti per consentire alla macchina di assumere una conformazione più alla “furgone” onde poter consegnare più spese ai vecchietti di zona) gli Ovetti e gli amici superavano il cartello del confine cittadino e l’evento veniva accolto da sonoro applauso liberatorio.

Dopo un’oretta e mezzo circa di macchina, ecco quindi che la compagnia di 9 persone (abbiamo tacitamente deciso che per essere “assembramento” si debba essere in dieci), zaini in spalla, scarponcini ai piedi e mascherina in faccia cominciava la sua scampagnata.
La compagnia era così composta: nella sezione Senior (anche detta Matusa) mamma e papà Ovo con mamma L. e papà M.; nella sezione Young (anche detta Raga) l’Ovetta, il Monno, la superyoung Pica, l’Ovetta C. e l’Ovetta E.

Intorno alle 11, quando ormai già il Monno cominciava a pregustarsi i panini (sì… un po’ in anticipo nevvero), ecco dipanarsi sulla sinistra un sentiero assolutamente secondario ai più. Ai più, ma non a papà M. che, di rinomate origini altoatesine e di spiccato senso dell’orientamento, indica senza indugio il sentierucolo come la via maestra che ci porterà sullo “splendido pianoro che ci spetta”.
In realtà, si scoprirà poco dopo, il sentiero ha una pendenza del 120% ed è ricoperto da un’invisibile e rarissima pianta a cui mamma Ova si scopre iperallergica tanto da alternare quattro passi ad uno starnuto… no, scusate, intendevo quattro starnuti ad un passo.
Quando un’ora dopo la compagnia scoprirà che mancherebbe ancora “almeno un’ora e mezzo per scollinare”, la situazione precipita e la compagnia si spezza in mille frammenti: da una parte papà M. (forse sta per Messner?), papà Ovo e mamma L. che optano per tornare indietro sulla via maestra, da un’altra Pica, l’Ovetta e l’Ovetta E. che la prendono con filosofia (eh.. va beh.. se dite che non si può…), da un’altra ancora Mamma Ova che si attacca allo Zirtec per cercare di sopravvivere e infine da un’ultima parte gli Ultras Monno e Ovetta C. che vedono calarsi addosso l’onta della sconfitta e non la prendono benissimo.

Il gruppo decide di tornare indietro e, mentre il Monno accertatosi di non potere proprio abbandonare la madre sofferente per dare l’assalto alla vetta se ne fa una ragione, l’Ovetta C. piazza un muso enciclopedico catalizzando l’attenzione dell’Ovetta in una coalizione teenegeriale contro l’ordine costituito di papà Ovo: segue discesa tra sbuffi, lamenti, sofferenze e addirittura spine di pino che trapassano le suole di scarponcini da montagna infilzandosi con dolori atroci nelle piante dei piedi… papà Ovo accetta tutto di buon grado e recita il rosario tra sè e sè per mantenere la calma.

Alle 13, tornati sulla via maestra, il gruppo di “affetti consolidati” si piazza in riva al ruscello per il picnic, tra chiacchere, spruzzi d’acqua e goliardia varia.

Poco dopo, non avendo ancora trovato lo “splendido pianoro che ci spetta” la banda dei 9 decide di proseguire sulla via maestra e, di lì a poco, ecco aprirsi davanti a loro il famoso pianoro… che poi era bello davvero peccato che ci si fosse trasferita mezza Milano (ed ecco allora che l’aver preso il sentierucolo in mattinata non sembra poi essere stata una cattiva idea… forse che papà M. voglia dire “Ma vedi che lo sapevo!”).

I cuccioli hanno quindi la strepitosa idea di “guadare” il fiume che, in quel punto, si divide in tante piccoli rivoli e ai matusa non resta prima che sperare che non ci cadano dentro di tutto punto vestiti, poi assistono alla (inevitabile) caduta via via di tutti i figli, al loro rialzarsi e al loro sempre più allontanarsi ricadendo ripetutamente nel fiume. 
Constatata l’impossibilità di rinnegare seduta stante la paternità, scatta l’operazione recupero al termine del quale si conterà (dal meglio al peggio): l’Ovetta E. in condizioni discrete, l’Ovetta piangiolenta causa incontro ravvicinato con ortica, l’Ovetta C i cui scarponcini… vabbè, Pica i cui scarponcini, i pantaloni e la felpa… vabbe e il Monno il cui unico punto asciutto era costituito dalla parte alta della maglietta… e ovviamente megasgridata in rigoroso ordine di comportamento.

Ricomposto il gruppo non resta che tornare verso casa con una lunghissima passeggiata di ritorno.

In serata gli Ovetti cenano frugalmente, si docciano velocemente e alle 21,30 le luci si spengono: due minuti dopo russano tutti.

Si, ci voleva.
ci volevano le gambe stanche per i 15 km di montagna,
ci voleva una bella giornata di sole che ti scotta un poco e alla sera ti tira la pelle,
ci volevano le scorribande dei bimbi e anche qualche pazzia,
ci voleva cambiare aria e anche panorama,
ci voleva stare in compagnia ed in bella compagnia,
ci voleva una giornata così… anche con le mascherine… perché è stato bello comunque.

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Cupido

Una sera di questa estate…. in pizzeria…. dopo aver ordinato le pizze…. con delle belle coca-cola ghiacciate davanti…. e la fame che piano piano sale…

“Ovetta, dai dicci chi è fidanzato con chi nella tua classe, tanto ormai non sono più tuoi compagni.”
“No mamma, davvero non c’erano fidanzati in classe.”
“E allora dicci se c’erano dei fidanzati fuori dalla classe.”
“Ehmm…. No…. neppure quello.”
“Eh ma che classe noiosa! Ma almeno c’erano dei tentativi? Qualcuno a cui piaceva qualcun’altra? O qualcuna a cui piaceva qualcun altro ma a lui non piaceva lei?”
“Beh… si… c’era A. a cui piaceva D. (ma a lui non piaceva lei) e poi c’era G. a cui piaceva V. e anche a lei piaceva lui e sono stati insieme per un po’ ma poi a V. ha deciso che era finita e adesso a G. piace T., capito papà?”
“Eh… più o meno. E a te?”
“A me? No! Nessuno!”

COUGH!!! COUGH !!! AHHH!!! COUGH !!!!


Improvvisamente cala il silenzio e tutti, proprio tutti, si girano lentamente verso il Monno che, rosso come un pomodoro troppo maturo, continua a tossire in maniera inconsulta appoggiando il bicchiere di coca-cola sul tavolo.
“Tu nei sai qualche cosa Monno?”


In meno di mezzo secondo, avvengono le seguenti cose:
1) L’Ovetta vira al viola e gli occhi gli escono dalle orbite.
2) Il Monno riesce finalmente a smettere di tossire e apre la bocca senza emettere alcun suono.
3) L’Ovetta strilla perentoria “STAI ZITTO!!!!”
4) Il Monno si tappa la bocca con tutte e due le mani e così rimane evitando di guardare in faccia sia la madre che il padre (fosse passato in quel momento il pizzaiolo con la sua pizza probabilmente avrebbe ignorato anche lui… il che è veramente tanta tanta roba).
5) Pica tutta allegra esclama “ah! Ah! Adesso lo sanno anche mamma e papà!”

Poi è stata una serata diversa dal solito al termine della quale si è evinto la seguente cosa:
1) L’Ovetta ha avuto uno spasimante segreto per vari mesi. L’amore non era però corrisposto ma un fittissimo carteggio di missive redatte a mano ha viaggiato per vari mesi fino a che il malcapitato ha desistito rifugiandosi peraltro tra le braccia di D.
2) la classe dell’Ovetta era completamente a conoscenza del tutto tanto che, quando il nostro cuore solitario ha deciso di abbandonare la conquista della sua diletta Ovetta, nella classe della stessa si sono avanzate varie candidature per prenderne il posto.
3) Pica era a conoscenza del tutto e ha mantenuto un segreto tombale: una 007 perfetta (peraltro il 7 sta per la sua età).
4) Mamma Ova subodorava qualche cosa ma tuttora non si sa bene cosa esattamente fosse a sua conoscenza.
5) Il Monno ha per mesi portato le lettere dell’innamorato all’Ovetta, ha sollecitato le risposte quando la recalcitrante Ovetta tentennava, ha portato le risposte all’innamorato subendo peraltro i pressanti interrogatori (Ma mi ama? Ma davvero “no”? Ma sei sicuro?), ha letto di nascosto tutte le lettere (Mamma le avevo lì… gli ho dato una sbirciatina), sa perfettamente quante ne ha consegnate, quante sono state buttate, quante sono state tenute, quanti errori grammaticali c’erano e potrebbe tranquillamente farvi un riassunto del tutto.
E papà Ovo?
Papà Ovo era l’unico ad esserne tenuto rigorosamente all’oscuro.
Lui non se l’è presa e ha immediatamente cambiato il testamento diseredando l’intera famiglia.

PS: ovviamente questo post si autodistruggerà entro 5 secondi, noi non ci siamo mai visti nè incontrati e non so di cosa stiate parlando. Chiaro eh!

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