Category Archives: Uncategorized

Forza che è tardi!

“Papà”
“Dimmi Pica”
“Ho pensato…”
“(ahia)”
“Per la mia festa del MIO compleanno vorrei fare come lo scorso anno…”
“Ehmmm… Pica manca un mese al tuo compleanno.”
“… dicevo, per la festa del MIO compleanno vorrei fare un pigiama party come lo scorso anno.”
“… sì e io dicevo che forse è un po’ prematuro parlarne.”
“…quindi vorrei invitare l’Ovetta I., l’Ovetta X. e l’Ovetta Y.”
“… ma è un po’ prestino.”
“Però c’è un problema.”
“… oh!… finalmente… hai capito che è un po’ presto parlarne.”
“…il problema è che di sopra, dove l’anno scorso ho dormito con le mie amiche, quest’anno abbiamo mamma T. e Ovetto A.; e come facciamo?”
“…acc… è vero… fammici pensare….ecco… potremmo NON fare un pigiama party!”
“In questo caso allora voglio una festa molto grande (perché ricordiamoci che il MIO compleanno è la festa più importante nell’universo intero) con un sacco di ovetti che vengono qui e stanno da noi tutto il giorno!”
“…Pica… a pensarci potremmo mandare l’Ovetta ed il Monno a dormire di sopra con gli ospiti Ucraini o potremmo trovare altre sistemazioni”
“Si!!! Allora possiamo fare il pigiama party! Che bello sono felice!!!”
“Pica, però…”
“Non ti sembra un po’ presto per decidere cosa fare del tuo compleanno?”

“No… non credo… io ci sto pensando già da un po’! Tu no?”

Quel temibile Bus

Lunedì scorso è stata una giornata particolare.

Per il Monno?… non tanto. Certo per lui è arrivata la prima sveglia alle 6,45 per il rientro definitivo a scuola, ma l’ometto di casa aveva già cominciato, anche se con il freno a mano tirato, il venerdì precedente e quindi lunedì mattina si è alzato, senza colpo ferire, al grido di “un altro giorno in meno di scuola”: forse un po’ prematuro.

Per Pica?… sì, beh, un pochino ma solo un pochino. Effettivamente per lei era il primo giorno di scuola, anzi, a dire il vero era il suo primo giorno dell’ultimo anno di scuola elementare.
Mamma e papà non l’hanno potuta accompagnare (si veda poi) ma la cucciola di casa, ormai grande e con il pieno controllo di quella scuola, non ci ha badato tanto: si è fatta accompagnare a casa delle sua miglior amica e tanto è bastato; o almeno fino a sera quando ci ha tenuto a rendere palese il suo punto di vista… “È stato bellissimo, ho salutato i miei compagni e le mie adorate maestre, non ho avuto nessun problema anche se non c’eravate perché sono andata con l’Ovetta I.; certo l’anno prossimo sarò in prima media e se non mi accompagnerete ve la farò pagare carissima….”. Insomma, tutto sotto controllo almeno per un anno.

Per l’Ovetta?… sì, proprio per l’Ovetta.
Salutata mamma Ova (anch’essa al primo giorno di lezione), l’Ovetta si è preparata in un misto di sana curiosità e umanissima strizza. Una veloce colazione e poi via, accompagnata da papà verso la nuova scuola che peraltro i due non hanno raggiunto visto l’interminabile coda dei simil-Ovetta e dei simil-papà che stavano facendo la stessa cosa.
Abbandonato quindi il mezzo un po’ alla buona (bel modo di esprimere un pessimo parcheggio), i due si sono incamminati verso il plesso chiacchierando amabilmente e come due buoni amici quasi quasi con papà Ovo stupito di non sentirsi rimbrottare “stammi lontano… non salutarmi…. Fingi di svenire ma non mi rivolger la parola” fino all’ingresso, lo stesso ingresso percorso l’ultima volta da papà Ovo allora in versione studente trentaquattro anni fa (!).
Lì papà si è fermato mentre l’Ovetta, sicura, ha proseguito fino a cercare i suoi primi nuovi compagni di classe con cui condividerà i prossimi cinque anni di liceo.
E una nuova pagina è cominciata.

Note a margine
1) Pochi minuti dopo papà Ovo, tranquillizzato vedendo la figlia cominciare a chiacchierare con altri ragazzi, ha accennato ad andarsene bloccato però da una mamma che ci ha tenuto, di sua sponte, ad informarlo che “Solo grazie a me, mio figlio ha conosciuto i suoi nuovi compagni, sa, non conosceva nessuno e allora io sono andata là in mezzo a tutti e gli ho detto: presentati! Cavolo, se non ci fossi stata io, sarebbero stati lì senza rivolgersi la parola e ogni nuovo ragazzo che arrivava gli chiedevo come si chiamava perché se aspettavo loro! Poi mio figlio mi ha cacciato e allora io ora sto qua dietro al palo per vedere cosa fa; sua figlia fa il classico come mio figlio?”
Papà Ovo la guardava allibita mentre l’Ovetta, tesoro, tornava un secondo indietro per tranquillizzarlo: “Papà ho incontrato le mie nuove compagne di classe, tutto a posto”
“Perfetto Ovetta, vai tranquilla, io me ne torno a casa (e per l’amor del cielo torna immediatamente la perché se ti becca ‘sta pazza che ho di fianco non di molla più)”
“No signora, fa lo scientifico (ma se fosse stata in classe con suo figlio avrei già chiesto il cambio di classe)”
2) L’Ovetta veniva poi riportata all’ovile da mamma Ova evitando così, anche se in maniera del tutto involontaria, quello che si sarebbe rivelato il grande problema del primo giorno di scuola dei quattordicenni brianzoli: il tragitto in autobus.
Si hanno infatti notizie certe di ragazzi che hanno sbagliato autobus, di quelli che non sono scesi alla fermata giusta, di quelli che non sapevano come “prenotare” la fermata, di quelli che non sapevano dove prendere i biglietti, di quelli che hanno girato mezza Brianza inanellando errori su errori, ecc…ecc…
Una cosa alla volta: settimana prossima anche l’Ovetta si cimenterà con il temibile autobus!  

No, non è vero!

No, non è vero che siamo tornati.

Perché dovremmo ammettere che non siamo più nella città degli Angeli a leggere le stelle sulla via davanti al teatro dove assegnano gli Oscar o davanti alla Paramount fingendoci divi del cinema.
Perché dovremmo ammettere che non siamo più nemmeno davanti alla grandezza del Gran Canyon dove si, papà Ovo ha avuto la febbre e il tempo non era un granchè, ma in compenso miravi una cosa grandissima mentre le alci (!?) brucavano le erbette nel giardinetto proprio davanti a te.
Perché dovremmo ammettere di non esser più dentro l’Antelope Canyon in un caleidoscopio di colori impossibile da descrivere (e chiunque non sappia cosa sia l’Antelope Canyon provi a cercare qualche foto in internet e ne riparliamo).
Perché dovremmo ammettere che tornare dopo 17 anni all’Arches Park ma questa volta con tre nanetti al seguito non sia stata un’emozione un po’ particolare (e comunque questa volta faceva molto ma molto ma molto più caldo).
Perché dovremmo ammettere che il Bryce Canyon non sia strano, particolare, supercolorato e bizzarro.
Perché dovremmo ammettere che invece Zyon Park sia stato quasi come una parentesi Europea in mezzo a tanta America.
Perché dovremmo ammettere Las Vegas non sia allo stesso tempo folle, assurda, eccessiva ma almeno una volta vale la pena.
Perché dovremmo ammettere che un po’ ci sono girate le scatole che non siamo riusciti a passare dalla Valle della Morte… perché il giorno prima aveva piovuto così tanto le strade erano state spazzate via.
Perché dovremmo ammettere che le sequoia giganti sono…. Giganti!… e serene, pacifiche, rassicuranti.
Perché dovremmo ammettere che San Francisco è “open”… in tutti i sensi.
Perché dovremmo ammettere di aver visto e pernottato quasi casualmente nella casa più bella che noi si abbia mai visto.
Perché dovremmo ammettere che 5557 km a bordo di un piccolo camper in 5 è sì un’avventura tosta e stancante… ma si può fare (!) ed è straordinariamente appagante, divertente ed entusiasmante.
Perchè l’Ovetta, il Monno e Pica sono stati super!

Quindi no, non insistete a dirci che il nostro viaggio sulla costa Ovest degli Stati Uniti sia finito…. per favore…

Gli Ovetti con il loro fido Cocoduludu