A te,
A te che sei alto come nessuno di noi, anche se ogni volta che te lo diciamo rispondi con aria convinta che sei sempre stato così, come se la crescita fosse “capitata”.
A te che sei cresciuto in mezzo a ragazzi più grandi di te e che, nonostante gli anni di differenza, hai scoperto che diventare grandi non coincide sempre con l’essere maturi.
A te che quest’estate, all’oratorio, hai ritrovato quel bambino che già l’anno scorso ti guardava come un eroe e ti è corso incontro saltellando e ti ha ricordato che ci sono affetti che il tempo non cancella… nemmeno a 6 anni.
A te che ti sei inventato una sorta di alleanza con Pica per sopravvivere ai mesi di lontananza dell’Ovetta, che hai imparato a condividere gli spazi con lei senza trasformare ogni occasione in un bisticcio. A te che l’Ovetta è mancata più di quanto che tu sei disposto ad ammettere, ma saperla felice in Michigan era la vera priorità. A te che forse non sei consapevole che questa è una piccola conquista, di quelle che quasi non si vedono, ma che raccontano quanto si possa crescere davvero.
A te che leggi poco, ma sogni di guardare film “seri”, pur vivendo in una casa dove tua sorella maggiore accetta soltanto commedie e la più piccola trova perfino quelle un po’ troppo impegnative. E guardare un film con te è un’esperienza tutta particolare: almeno un paio di pause sono inevitabili, perché hai bisogno di mettere insieme i pezzi, di fare un recap, di essere sicuro di aver capito davvero. A te che non ti accontenti di intuire, vuoi comprendere.
A te che consumi le ore, le scarpe e i chilometri per migliorare nella marcia, a te che sei bravo per molti ma in una generazione di campioni, a te che “c’è ancora strada da fare”, che continui ad allenarti, senza scorciatoie, con tenacia. A te che la marcia ti ha dato la possibilità di viaggiare quest’anno, e le trasferte sono state grandi occasioni di sport e di amicizia, e solo per questo ne vale già la pena.
A te che eri ospite fisso alle feste di addio e di bentornato dell’Ovetta e che, in mezzo a ragazzi più grandi, riuscivi sempre a sentirti perfettamente a tuo agio. A te che sai essere un padrone di casa accogliente e attento.
A te che ogni tanto parli poco e dentro i tuoi silenzi, qualche volta, noi costruiamo castelli e domande, anche se sappiamo che non tutti i silenzi chiedono di essere riempiti. A te che cerchi il tuo spazio nei tuoi pensieri e in quei momenti sei distaccato dal mondo reale.
A te che stai cominciando a pensare a cosa fare da grande, anche se il futuro, quando provi a guardarlo troppo da vicino, ti fa ancora girare un po’ la testa; a te che hai sogni ai quali non hai il coraggio di dare voce, come fossero una promessa che temi di non poter realizzare. A te che “il giorno del mio compleanno è un giorno normale”, a te che il tempo che scorre lascia un velo di malinconia, a te che fa un po’ impressione vedere i bambini nati nel 2020 andare già a scuola.
A te che abbiamo fatto davvero tutto quello che era nelle nostre possibilità perché il prossimo anno tu possa vivere il tuo semestre in Canada. A te che non sapremo se quel sogno prenderà davvero il volo, ed è un’attesa sospesa e difficile da sopportare. A te che ti pensi con entusiasmo in una scuola canadese, ma cerchi con tenacia di rimanere attaccato al presente, a te che ti sei guadagnato questa opportunità e sappi che crediamo in questo viaggio quanto e più di te.
A te che sei rimasto sconvolto quando hai scoperto che, improvvisamente, un tuo amico era stato buttato fuori di casa, e non potevi credere che queste cose potessero succedere e lo hai invitato a casa nostra con naturalezza. A te che sai praticare l’empatia verso gli altri in modo pragmatico, senza giudicare ma senza voltarti dall’altra parte.
A te che hai il cuore spalancato sul mondo e accogli chiunque con la stessa curiosità e lo stesso rispetto. A te che il ragazzo americano ti ha divertito molto nella sua originalità, a te che sei riuscito perfino a trovare l’Indiana, il cinquantesimo stato degli Stati Uniti che aveva messo in difficoltà persino il nostro ospite americano. A te che lo studente lituano però era “… davvero troppo egocentrico”.
A te che lo sport non è mai soltanto una competizione, ma è piuttosto un linguaggio universale, un racconto di vita. A te che ti fermi davanti a ogni grande evento sportivo con lo stupore di chi tifa, comprende il grande valore del lavoro dell’atleta e, soprattutto, sa emozionarsi.
A te che hai un modo tutto tuo di prenderti cura degli altri, silenzioso, quasi distratto solo in apparenza, eppure profondo. A te che osservi il mondo da un angolo tutto tuo, spesso invisibile agli altri e distante dal vedere comune. A te che quando vuoi sai ascoltare, certamente più di quanto senti, a te che ci sei senza bisogno di metterti al centro.
A te, che stai attraversando quella terra di confine in cui non si è più bambini e non si è ancora adulti, dove ogni giorno si cambia un po’, senza quasi accorgersene. A te che sai essere rigoroso e inflessibile, e nello stesso tempo incredibilmente disordinato, che hai un senso del dovere che, qualche volta, pesa più a te che agli altri. A te che ogni giorno sbocci un pochino di più, e forse nemmeno immagini quanto sarà bello il fiore che diventerai.
A te che ti osserviamo a distanza, ti vorremmo felice ma cercarsi è un viaggio complicato che può fare paura.
A te che distribuisci gli abbracci come fossero tesori preziosi e poi sorridi quando meno ce lo aspettiamo. A te che ci fai molto ridere perché per fortuna non ti prendi sul serio, a te che quando vuoi bene, vuoi bene davvero.
A te che stai crescendo, che custodisci la tua ironia e la tua curiosità, e che abbracci quella libertà che ti rende unico, a te, sì, proprio a te,
… buon 16simo compleanno Monno!
