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Il battesimo dell’Ovetto: un’epopea familiare #2

(segue)

Ovviamente non lo confermerà mai, ma il buon Don P. durante il battesimo dell’Ovetto si trovava davanti la seguente singolare formazione (da sinistra a destra):

1) il padrino dell’Ovetto (….e fin qui poco male direte voi);
2) l’altro padrino dell’Ovetto (… e già qui vi chiederete cosa abbiamo di congenito verso le madrine visto che sia l’Ovetta che l’Ovetto hanno collezionato solo padrini maschietti);
3) Papà Ovo, impegnato in una silenziosa lotta contro un piccolo di pittbull che, tenuto in braccio, cerca di divincolarsi in tutti i modi;
4) Mamma Ova, che fa stretching alle braccia cercando di darsi un tono (il che è dura visto che sta cercando di riprendere l’uso delle braccia stando in prima fila durante una funzione religiosa);
5) Accovacciata, ora qua ora là, l’Ovetta.

Ovviamente c’è una spiegazione:

Una volta caricata l’intera famiglia in macchina ed avviata la carovana verso la Chiesa, il Monno (al secolo l’Ovetto) ha passato i primi dieci minuti in una lotta all’ultimo respiro verso il cappellino in tono con il pantalone e con la giacchetta sferruzzati da Nonna Clava.
Il suddetto cappellino, unico pezzo dell’intero vestiario ad essere effettivamente della misura giusta, prima tirato da manine piccole ma forti, quindi ciucciato a più riprese ed infine oggetto di morsi poderosi è stato salvato giusto perché il tragitto verso la chiesa era finito.
Sfortunatamente la lotta col cappellino aveva risvegliato l’indole mascolina dell’Ovetto che ha quindi continuato la sua performance in chiesa cercando di afferrare qualsiasi oggetto capitasse a tiro… la panca di legno, il vestito di mamma, quello di papà, la tunichetta bianca, il vestito di Don P, per non parlare di questo bellissimo cero appena portato e via dicendo…
A rendere complicato il tentativo di arginare le prodezze del piccolo pittbull (pardon, volevo dire dell’Ovetto) ci si metta anche il vestito di due taglie più grande (sempre dono di Nonna Clava). Trattenere il piccolo NON voleva dire necessariamente trattenere il vestito: ebbene sì, in un paio di occasioni è avvenuto che l’Ovetto rimanesse cosciotti al vento a prendersi una benedizione.
Poi, adesso è facile capire il perché, a metà Messa, mamma Ova ha passato l’arduo compito a papà Ovo ed ha cominciato una sessione defaticante alle braccia.

Una volta benedetto l’Ovetto, via di corsa verso il luogo adibito a festicciola per i più intimi… beh, magari qualcuno in più.

Qui il festeggiato, amareggiato dal non aver potuto riprendere la lotta col cappellino nel percorso di ritorno, ha deciso di mostrare senza ritegno la propria superiorità nei confronti dell’assise ivi convenuta: ha messo su il suo sguardo a metà tra il sempre sorpreso (“ma dai!…”) ed il superiore (“…non me ne frega nulla!”) e si è fatto fare praticamente di tutto.
Ora in braccio ai nonni, ora seduto, ora ancora in braccio all’amico, ora seduto ancora, ora in braccio al cugino, ora seduto, le ore sono passate senza spargimento di pianto alcuno; giusto quando un bimbo un po’ più grande ha fatto scoppiare a raffica i palloncini con un BANG! BANG! BANG! assordante, ecco, giusto allora l’Ovetto l’ha degnato di uno sguardo a dire (“ma ti sembra il caso?”).
Poi, visto che il tutto sembrava andare per le lunghe, lui si è eclissato, si è fatto portare il suo amato seggiolone-monstre, e si è addormentato senza una parola (“fate un po’ come vi pare, io ho sonno”).

Anche il resto della famiglia Ovetti è riuscito a giungere al termine della festa, mamma e papà cercando di parlare almeno due minuti con tutti i convenuti… e non si sa se vi siano riusciti.

L’Ovetta prima giocando con tutti i bimbi che capitavano a tiro, poi, a mano a mano che la gente se ne andava, ha requisito lo zio A costringendolo a correre in lungo e in largo per tutta la sala; lo zio A ha accettato di buon grado salvo poi realizzare che il gioco non si intendeva concluso dopo “soli” 45 minuti di corsa ininterrotta.

Alle ore 21,02… quattordici ore e due minuti dopo la sveglia mattutina e con tutto quello che era passato in mezzo, l’Evento volgeva al termine.
Gli invitati se ne erano tutti andati, la sala aveva ripreso un aspetto civile, il festeggiato si era risvegliato ed aveva subito voluto un rabbocco di pappa, i nonni stremati stavano prendendo la via di casa, lo zio A aveva finalmente smesso di correre causa azzeramento energie, mamma Ova e papà Ovo intimamente ringraziavano di essere giunti in fondo.

E l’Ovetta?
Beh, lei ha guardato tutti e poi ha detto: “Desso tutti casa mia fetta?!?” (Adesso venite  tutti a casa mia a fare un’altra festa???)

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Il battesimo dell’Ovetto: un’epopea familiare #1

Per il mondo: cielo grigio e bigio, temperatura fresca ma non fredda.
Per l’Ovetto: 2 mestolini d’acqua santa sul capoccione, 2 gocce d’olio sul petto, una stola bianca da ciucciare ed un cero da fissare: giornata importante.

  • La mattina comincia in salita: alle 7,00 puntuale come un cronometro svizzero, mamma e papà vengono svegliati dall’Ovetta: “Papà? Qui! Eia nanna pu! Oggi festa Monno! Mamma, papà? Qui!”  (papà? Vieni qui? Vorrei ricordarti che oggi è la festa di mio fratello! Suvvia genitori, non siate pigri, dai che si comincia!).
  • Alle 8,30 l’Ovetto esce dal suo lettino stropicciandosi il faccione; mentre intorno a lui gli Ovo genitori corrono già di qua e di la, lui beatamente fa streaching panza all’aria.
  • Alle 9 doppio bagnetto al piano di sopra con mamma Ova a dirigere il tutto e rassettamento generale dell’Ovetto house con papà Ovo ai comandi.
  • Alle 10 papà Ovo porta l’ultima parte del vettovagliamento che servirà a sfamare le cavallette che si presenteranno al post-battesimo. Sul posto sono già presenti (da ore) Ucas nonna Patriottica e Ucas nonna Clava che corrono di qua e di la dandosi ordini a vicenda; papà Ovo con molto acume tattico decide di rimanere il meno possibile, scarica il vettovagliamento e sparisce.
  • Alle 11 qualche telefonata di rinuncia all’evento fa tirare un sospiro di sollievo agli Ovo-geniori: pare infatti che l’influenza scagazzaona nelle sue varie forme abbia colpito la Brianza negli ultimi giorni e quindi il numero degli invitati alla festa comincia a diventare quasi – e sottolineo quasi – gestibile.
  • Alle 12 pappa; l’Ovetto percepisce che c’è qualche cosa nell’aria, non  comprende bene cosa e, nel dubbio, chiede il bis di tutto quello che capita a tiro di bocca (…vedi mai che poi non si mangi più per tutta la vita!!!)
  • Alle 13 gonfio come un otre gonfia il Monno socchiude gli occhi e crolla in un sonno letargico.
  • Alle 14 anche l’Ovetta acconsente ad un breve pisolino sincerandosi però di non perdersi nulla: “Dopo festa monno? Eh? Eh? Eh?” (Uè, genitori, non facciamo scherzi, dopo c’è la festa, vero?).
    Nel frattempo gli Ovo genitori caricano la macchina di tutto quanto potrebbe esser necessario alla trasferta (la solita mezza casa)
  • Alle 15 scocca la vera ora x:
    15,02 vestizione di mamma e papà ovo
    15,17 si sveglia l’Ovetta (I tentativo)
    15,22 si sveglia l’Ovetta (II tentativo)
    15,26 si prende di forza l’Ovetta dal lettino e la si veste per la festa (l’Ovetta non gradisce la sveglia “improvvisa” e piange come una fontana)
    15,34 si sveglia il Monno e lo si veste con i pantaloni, la maglietta, il gilerino ed il cappellino prodotti da nonna Clava
  • Alle 15,35 ci si accorge, senza alcun ombra di dubbio che malgrado nonna Clava abbia provato il vestitino varie volte, malgrado abbia saccheggiato il guardaroba dell’Ovetto perché “meglio confrontarlo con una maglietta e un pantalone che usa”, malgrado l’opera abbia richiesto un lavoro di varie settimane, più o meno da capodanno, il vestitino è: Bello, senz’ombra di dubbio, e di almeno 2 taglie di troppo, anche questo senz’ombra di dubbio.
  • Alle 15,45 in perfetto orario, mamma Ova (già stanca), papà Ovo (già stanco), l’Ovetta (ancora con strascichi di pianto) ed il festeggiato Ovetto (con i pantaloni che gli cadono ripetutamente lasciando ignudi i cosciotti ben torniti) escono di casa: il battesimo deve ancora cominciare.

(segue)

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FraPippi day

Oggi era il battesimo della piccola Fra, un giorno bello ed importante, un giorno in cui si accoglie una piccola creatura nata pochi mesi fa (si veda qui).

Il fatto poi che gli Ovo genitori fossero stati scelti come padrino e madrina rendeva questo giorno ancora più speciale.

Questo per gli Ovo genitori.

Per gli Ovetti figli valevano altre regole.

1)   Il battesimo della Frapippi era l’Evento (si noti la E maiuscola) atteso fin dal rientro dal mare avvenuto alcuni giorni fa; anzi, a ben guardare il rientro dal mare era avvenuto proprio per partecipare alla festa della Frapippi e solo questo aveva reso il tutto sopportabile.

2)   Al battesimo della Frapippi, l’Ovetta entra in chiesa titubante ed anche un po’ impaurita, poi si scioglie un poco e, quando mamma e papà vanno al fonte battesimale e lasciano tutta sola la pargola sulla prima panca della Chiesa, lei rimane un po’ perplessa e aspetta  impaziente che gli sconsiderati genitori ritornino.

3)   Al battesimo della Frapippi, vale fare tutto quello che si può ed in particolare:

-l’Ovetta ha ingurgitato un confetto enorme e l’ha tenuto 13 minuti in bocca perché non sapeva cosa farne;

-l’Ovetto ha ciucciato la palestrina della Frapippi e riso come un matto perché ha un gusto diverso dalla sua;

-l’Ovetta ha sezionato un bignè al cioccolato in 4 e si è ficcata tutte e 4 le parti in bocca contemporaneamente;

-l’Ovetto si è fatto prendere in braccio da tutti i nonni della Frapippi  gongolanti “Uh ma come è bello, uh ma come è buono” , lui ha lasciato fare mentre ad ognuno rifilava una ciucciatina… tanto per lasciare il proprio segno distintivo.

4)   Al battesimo della Frapippi si gioca a più non posso, si corre, ci si rincorre, si salta di braccia in braccia fino ad esaurire tutte le energie… e anzi si va ben oltre.
Poi, quando si sale in macchina per tornare a casa, si ode un pianto lungo, inconsolabile e consolatorio:

“Ovetta, perché piangi?” “Uee…e.eee.e…. Eia non so” (Ueee.e.e.e.e.e…. non lo so ma ho proprio voglia di piangere),

“Ovetta, sei stanca?” “Uee…e.eee.e…. no” (Ueee.e.e.e.e.e…. no ma ho proprio voglia di piangere),

“Ovetta, cos’hai allora?” “Uee…e.eee.e…. tanca” (Ueee.e.e.e.e.e…. sono stanca e ho proprio voglia di piangere).
… e tu come la continui una discussione simile???

Ore 21,00 Ovetto house
“Ti è piaciuta la festa della Frapippi?”
“Uee…e.eee.e…. si” (Ueee.e.e.e.e.e…. si ma ho proprio voglia di piangere)

“Cola?” (Ancora?)
“no, tesoro desso è finita la festa”
“No, cola fetta dopo? Fetta Monno!” (Ma no, sbadato genitore!, intendo dire che abbiamo ancora una festa da fare più in la, quella di mio fratello l’Ovetto!)
“Gasp! Già, hai ragione, settimana prossima si replica, c’è il battesimo dell’Ovetto ma adesso non pensarci e fila a nanna,… non so perché ma improvvisamente mi sento un po’ più stanco anch’io”

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