Lunedì, l’Ovetta ha salutato tutti gli amici (parte 1) e, per sua stessa ammissione, le sono scese varie lacrimucce.
Martedì, l’Ovetta ha salutato altri amici (parte 2) e, sempre per sua stessa ammissione, le sono uscite varie altre lacrimucce.
Mercoledì, l’Ovetta ha salutato mamma e papà ospitanti, Oliver e Booghy (i cani), il gatto (di cui non ricordo il nome), le mucche (Rufus & co), le galline dispensatrici di uova e, ancora per sua ammissione, le lacrime sono sgorgate copiose da tutte le parti per un bel po’.
Poi è salita su un aereo che l’ha portata a Chicago dove ha preso un aereo che l’ha portata a Londra dove ha preso un aereo che l’ha riportata a casa.
No… aspetta… diciamo che “avrebbe dovuto”….
In realtà ha preso un aereo che, dopo aver tentato di atterrare a Chicago, è stato poi dirottato a Indianapolis causa tempesta.
Qui, insieme ad altri exchange students Spagnoli, ha passato la notte in aeroporto perché la compagnia aerea avrebbe sì dovuto farla dormire in un hotel…. Ma nessun hotel accetta minorenni, nemmeno in USA.
Giovedì, l’Ovetta si è quindi trasferita a New York dove, avendo uno stop over di dodici ore, ha trovato il tempo di andare a trovare lo zio, elemosinare una stanza dove chiudere un occhio e un’insalata… pare la prima dopo sei mesi di hamburger.
Venerdì, l’Ovetta o quel che ne restava è atterrata in Italia, stanca, felice e triste allo stesso tempo, frastornata e commossa, ricca, tanto tanto ricca di tutto quello che ha vissuto, di tutto quello che ha visto, di tutto quello che è ora parte di lei.
Poi ha cominciato a dormire…..
Bentornata Ovetta e un enorme grazie agli Ovo Host Mum and Dad!
Welcome back Ovetta