La prima volta papà Ovo ci provò nel 2004. Quella volta si trattava di Atene.
In realtà dire che “ci provò” è eccessivo.
Più corretto dire che quando praticamente inciampò in due biglietti per la finale olimpica dei 100 metri, gli venne in mente che poteva provare a comprare i biglietti per la serata inaugurale…. Gli risero in faccia visto che era arrivato a chiederli con “qualche mese di ritardo”.
Gasato però dall’esperienza che condivise con la ragazza di allora (conosciuta poi con il nickname di “mamma Ova”), due anni dopo ci riprovò avendo l’olimpiade quasi a casa…a Torino.
Riuscì ad accaparrarsi, senza vendere parti del corpo pregiate e non, biglietti per tre eventi e partecipò pure all’estrazione dei biglietti per la serata inaugurale…. Che però, essendoci di mezzo la fortuna, ovviamente non si accaparrò.
Poi arrivarono 3 ovetti, una pandemia, qualche olimpiade dall’altra parte del mondo e papà Ovo si ripresenta, carta di credito alla mano, solo due anni fa per l’olimpiade di Parigi. Anche lì, gran bottino di biglietti e questa volta per tutta la famiglia, grande festa, grande atmosfera, felicità massima… ma niente biglietto per l’apertura; per quella sarebbe servita svaligiare la banca nazionale, dopo breve conciliabolo gli Ovetti hanno pensato che forse, forse, non ne sarebbe valsa la pena.
E si arriva a qualche mese fa quando, questa volta con l’olimpiade in casa propria, il vetusto scorre la pagina dei biglietti solo per scoprire che gli eventi ospitati nel capoluogo lombardo sono davvero pochini ed, escluso l’Hockey che in famiglia eccita quanto una pastiglia di tachipirina, tutti con prezzi da famiglia… monopersonale (e noi siamo un filino diversi).
E allora tanto valeva…
Venerdì, mentre l’Ovetta dal Michigan guardava la TV, mamma e papà Ovetti insieme al Monno, eccitato dal mattino, e a Pica, che per sua stessa ammissione veniva più volte colta da “attacchi di felicità”, entravano a San Siro per una serata che avrebbe dovuto essere indimenticabile.
Ed indimenticabile è stata!
