Preistoria

Per il dizionario
La preistoria (dal latino præ “prima, innanzi” e historia “storia”) è il periodo della storia umana che convenzionalmente precede la scrittura, quindi la storia documentata, abbracciando l’intervallo temporale, secondo una visione sufficientemente condivisa, da circa 2,5-2,6 milioni di anni fa al, almeno in eurasia, IV millennio a.C..

Per l’Ovetta
“Sai papà, oggi la maestRa ci ha spiegato come si faceva a vedeRe tanto tempo fa”
“In che senso tanto tempo fa?”
“E, cioè quando non c’eRavate nè tu e nemmeno la mamma”
“E come si faceva a vedere?”
“Si usava il fuoco, quello buono, che faceva vedeRe anche se non c’eRano le lampadine. Tanto ma tanto tempo fa.”
“Ah, ho capito”
”E pensa che eRa davveRo tanto ma tanto tempo fa che addirittura non c’eRano nemmeno i nonni!”
“Caspita allora era davvero tanto tempo fa”
“Eh già. E sai come si chiamava quando non c’eRano i nonni?”
“No, dimmi, come si chiamava?”
“pReistoRia”
“Ah! La preistoria sarebbe quindi il periodo storico prima dell’avvento dei nonni. Credo che tu abbia ragione, però magari non diciamoglielo.”

Per papà Ovo
“Ciao Papà Ovo, sono M. la mamma dell’Ovetta SF, la miglior amica di tua figlia.
Volevo invitarvi alla festa di compleanno di SF, ci venite vero?”
“Certo!”
“Emmm….. però la teniamo nello stesso posto dell’anno scorso…”
“Gasp! …(groppo in gola) Ah! …Beh…, si…, in fondo se sono sopravvissuto lo scorso anno… dovrei riuscirci anche stavolta…, ok… ci vediamo la”
L’anno scorso, dopo venticinqueannifilatifilati Papà Ovo aveva rimesso piede nella scuola che lo aveva visto attore per le elementari, le medie e parte delle superiori.
Fu un grande shock da cui si riprese (con fatica) dopo qualche notte insonne, abbondanti dosi di alcol serali e una settimana passata in catalessie (per la descrizione dell’evento pregasi cliccare qui).
Onestamente pensavo che il più fosse stato fatto.
Sbagliavo.
Ieri pomerigggio, dopo training autogeno plurisettimanale, papà Ovo entrava abbastanza tranquillamente nel plesso con a lato Ovetta e Ovetto; (Pica rimaneva a casa per il sonnellino pomeridiano, mamma Ova rimaneva a casa per farle compagnia, peraltro ben conscia che Pica se la sarebbe potuta cavare anche da sola, il sottoscritto probabilmente no).
La festa si teneva nell’ex salone ricreazione, teatro di epiche partite a calcetto, mitiche partite a pingpong e discutibili scazzottate per la “figu mancante” (se non capite… non ne siete degni).
Peraltro, mancando mamma Ovo, il sottoscritto si vedeva praticamente costretto a rimanere sempre presente e gli era quindi precluso il tour “sentimental-nostalgico” dell’anno precedente.
Poi, una mezz’oretta prima che tutto finisse, papà Ovo non ha resistito, ha avvicinato il padre della piccola festeggiata e gli ha chiesto se poteva dare un’occhiata agli Ovetti; infine è scappato tra i corridoi bui delle aule alla ricerca di un passato ancora più vecchio dei corridoi stessi.
Non ci ho impiegato nemmeno tanto, giusto un paio di domande a chi incrociavo e poi eccolo lì davanti a me che parlava con una signora.
E’ più basso di come me lo ricordavo, o forse no, qui è tutto più basso di come me lo ricordavo ma in realtà sono io che ho alzato il punto d’osservazione, lui è alto uguale, certo è ingrassato, ma le manone sono sempre quelle, come la parlata marchigiana.
Continua a chiaccherare con la signora, però mi ha visto e mi sta scrutando, sa di sapere, ma non ricorda, fruga nella memoria; infine smette di parlare con la signora, mi punta il dito contro e dice: “tu eri sempre qui e ti feci venire in gita anche se non eri uno scout, ti chiami “Papà Ovo” di nome e sei un po’ dimagrito, però il cognome proprio non me lo ricordo”
A me è uscito solo un “ciao Maestro”.

Trentatrè anni dopo l’ultima volta.

Poi ci siamo abbracciati.
Siamo rimasti insieme pochi minuti, cercando di raccontarci una vita intera, entrambi emozionatissimi, ed alla fine ci siamo salutati con la promessa di rivederci presto; dovevo scappare a riprendere gli Ovetti.
La fine della festa non me la ricordo, ho rivestito i cuccioli e li ho riportati alla macchina dove per caso Fratel Gerardo passava proprio in quel momento.
Ha giocato con Monno e con l’Ovetta e gli ha spiegato chi fosse stato lui per me e come all’inizio tutti i bimbi lo chiamassero Fratel Gelato; l’Ovetta gli ha sorriso, il Monno si è sganasciato.
Poi, in macchina: “papà, ma davveRo quel signoRe è stato il tuo maestRo?”
“Si, davvero.”
“Ma è stato tanto tempo fa?”
“Tantissimo tesoro… tantissimo”
(e anche se adesso ho il suo numero di cellulare, si tratta pur sempre della mia personalissima “Preistoria”).

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One Comment

  1. Mapa 28/01/2013 at 13:15 #

    Emozionante e coinvolgente. La voce trema mentre leggi

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