Sasso d’autore

“Papà ci ho una solplesa!”
“Ah si? E dov’è?”
“Petta qui che te la vado a plendele che se no il Monno la lompe che bisogna stale attenti che è flagile”
“E’ fragile? Caspiterina, allora sto attentissimo”


“Ecco, gualda. Io ti leggo ma solo dalla seconda liga pelchè la plima non me la licoldo.
Me la leggi tu la plima liga?”
“Va bene, allora comincio:  Papà, oggi è la tua festa e io ho voluto fare l’artista…”
“Ah, già, adesso licoldo: pel dilti quanto ti voio bene ho fatto del mio meglio, è velo non sono Picasso ma con il mio stile ti ho cololato un…”
“Un…??? Cosa mi hai colorato?”
“Un sasso!”

L’Ovetta ha orgogliosamente mostrato il suo lavoro venerdi pomeriggio dilungandosi anche sulle cure e sulla manutenzione a cui il vetusto genitore dovrà porre attenzione.
Per quanto riguarda il dipinto autografo pregasi notare i piedoni, le lunghe gambe, il sorriso smagliante, il riporto in testa e le undici dita (sei da una parte e cinque dall’altra… pelchè fai tante cose!).
Tutto questo oltre ad un cielo azzurro limpidissimo ma solo in grande lontananza, un prato rigogliosamente verde ed un sole splendente.
Per quanto riguarda invece il sasso, dotato di occhioni e capelli ricci oltre che pesante come il piombo, ho promesso che farà bella mostra di se sulla scrivania dell’ufficio ma che nessun collega potrà toccarlo (è flagile!).

Mentre papà Ovo si allontanava tronfio ed orgoglioso con il più bel sasso avesse mai visto, la piccola avvicinava l’altro genitore:
“Mamma?”
“Dimmi Ovetta”
“Ti è piaciuto il legalo del papà?”
“Molto bello, sei stata bravissima”
“Eppelo…”
“Però cosa?”
“Mamma, chi è Picasso?”

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