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Camping

Avviso alla popolazione dell’Ovetti – town:
“Tutti i bimbi che volessero partecipare ad una settimana di campeggio con il Don dell’Oratorio sono pregati di presentarsi in segreteria e di iscriversi per tempo. I bimbi verranno suddivisi per età a partire da quelli appena promossi in quinta elementare.”

Alcuni mesi fa, l’annuncio qui sopra riportato ha gettato lo scompiglio in casa Ovetti visto che, per la prima volta, l’Ovetta poteva esser candidata all’eroica e temutissima missione di passare ben una settimana lontano dalla famiglia… intendo da qualsiasi componente famigliare… no dico, avete capito?.. nemmeno un genitore! Nessun fratello! Neppure un nonno a caso!!! PAURA!!!!! 

Sono seguiti mesi di oscure riflessioni e, alla fine, l’Ovetta, gettando il cuore oltre l’ostacolo affermava con trepidante sicumera che “Si! Andrò in campeggio!” salvo poi aggiungere “Ma solo se viene anche la mia compagna A. e solo se mi garantirete che potrò stare in tenda con lei, promettete, promettete, promettete.”

Nei mesi successivi, e più si avvicinava la fatidica data della partenza, due sono stati gli eventi degni di nota.
Da un lato, l’Ovetta ampliava sempre più la lista delle amiche che voleva assoultamente (A-S-S-O-L-U-T-A-M-E-N-T-E) in tenda con lei… il che un po’rassicurava gli Ovo genitori visto che, non avendo alcun controllo sullo smistamento delle ragazze, le possibilità che almeno qualcuna rimanesse con l’Ovetta diventava sempre più probabile.
Dall’altra, il Monno riceveva la feral notizia che la settimana del campeggio includeva la data del suo compleanno (del Monno si intende): “Peccato, l’Ovetta non potrà andarci. D’altra parte non può perdersi il mio compleanno”… “Ehmm…. Veramente Monno…..” “UEEEEE!!!!! Sono arrabbiatissimo!!! Non può andare via ! Come faccio a festeggiare senza di lei !??! UEEEEEEEE!!!!”

Così, tra alti e bassi, tra la spiegazione di come si utilizzi un sacco a pelo e le classiche raccomandazioni (telefona!… ma quando vuoi), tra il Monno sempre più arrabbiato e Pica che cercava di consolarlo (“Resto io con te, non ti preoccupare Monno”), siamo arrivati alla mattina della data fatidica allorquando un nugolo di bimbi a metà strada tra l’ipereccitato e l’impaurito, accompagnati da un nugolo di mamme all’apparenza tranquille (“Oh che bello un po’ di pace…. Sì però chi manda le foto?… e se non chiamamo?…. no dico qualcuno ha i numeri di telefono dei responsabili?….) si sono ritrovati alla partenza e…. pronti? Via!… il pullman si rompe.
Vabbè, poco importa, mezz’ora dopo: pronti?… Via! Si parte!!! 
“Ciao a tutti genitori! Vi portiamo via i bimbi! E in viaggio ci guardiamo un bel film!” 


Un film?… l’Ovetta?… nooooooo

Cose che si sono imparate dalla prima settimana di campeggio dell’Ovetta.
1)            che puoi organizzare quanto vuoi ma tanto poi ….. e infatti l’Ovetta alla fine è finita in tenda con tutte le sue amiche TRANNE l’Ovetta A.
2)            che papà ovo era il tenutario ufficiale delle comunicazioni che arrivavano da Bionaz sede del campeggio, e così si è dovuto iscrivere, in una botta di gioventù, a Telegram (se non sapete cos’è…. Siete vecchi!)
3)            che le mamme delle compagne hanno fiducia zero nelle capacità di papà Ovo e infatti mandavano tutte le foto a mamma Ova (malfidenti!)
4)            che l’Ovetta ha chiamato tutti i giorni per dar notizie di sé, anche se con telefonate brevi e concise perché “devo andare a giocare!” (con grande invidia di alcuni amici abbandonati per l’intera settimana dalle rispettive ovette). “Ovetta, davvero, chiama quando vuoi, ok?” “No mamma Ova, quando papà va in giro per lavoro lui chiama tutte le sere e allora chiamo anche io tutte le sere.”
5)            che si è divertita… e questa è la cosa più importante e quando è tornata.. Beh…. Sembrava un pochetto, solo un pochetto, più grande.

Una sera della settimana dopo… rientrando a  casa…. 
“Papà…”
“Dimmi Ovetta.”
“Guarda il cielo, mi è venuto in mente una cosa bellissima che ho fatto in campeggio…”
“Sarebbe?”
“Era notte e non riuscivo a dormire…”
“Mmm…”
“E anche l’Ovetta C. era sveglia, saranno state le due o le tre di notte…”
“Sì…”
“Allora abbiamo aperto la tenda e ci siamo messe con la testa fuori e siamo state lì a guardare il cielo, era pieno di stelle…era tutto silenziosissimo…. era bellissimo!”

Sì, Ovetta sei davvero un pochetto più grande.

 

 

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Temperatura granita

Le vacanze degli Ovetti si sono, ahinoi, concluse.

Come detto prima della pausa estiva, le vacanze degli Ovetti junior sono cominciate con una settimana in montagna con gli Ucas.
Qui, i nostri eroi si sono disintossicati dalle fatiche scolastiche tra passeggiate e cibo, tra giochi e cibo, tra passatempi e cibo, fra cibo e cibo …. Insomma non so se avete capito quale sia stata l’attività principale.
Nel frattempo mamma e papà hanno inscatolato l’inscatolabile e si sono regalati serate di assoluto relax la cui rarità può esser nota solo ad un genitore con almeno tre figli a carico.

Poi i cuccioli si sono sollazzati con una settimanina di mare insieme a mamma Ova e, carrambata, con la partecipazione straordinaria dello zio A.; papà Ovo nel frattempo smontava mezza casa e cominciava ufficialmente la parte “hard” del trasloco.

Ai primi di agosto, finalmente, è cominciata la vacanza anche di papà Ovo che, astutamente, aveva previsto per il giorno 1 delle sue vacanze un’agevole traversata dell’Italia in pieno bollino nero: da Milano a Bari.
Completamente rinciuchito, il vetusto è arrivato giusto in tempo per cena a casa di amici ed è successivamente stramazzato nel letto ridestandosi dieci ore dopo pronto per accogliere all’aeroporto il resto della famiglia.
E’ cominciato così il nostro personale “AirB&B South Italian Tour” dove negli otto giorni successivi i nostri eroi hanno toccato: Bari, Castellana grotte, Polignano, Conversano, Ostuni, Alberobello, Matera, Castellaneta al mare, Craco, Romagnano al Monte, Pompei, Vietri sul mare e Cetara.

Pica si è distinta per esser una gran camminatrice; i contapassi dei telefoni della famiglia hanno toccato i 10,5 km giornalieri e lei non si è mai scomposta. Parecchio divertita dal cambiare letto ogni sera, ha scoperto la passione per la granita, per i selfie rigorosamente fatti con la sua macchina fotografica … ovvero un biglietto del parcheggio e per le grotte. Ma il grande amore è scoppiato tra la suddetta e Tommy che, si badi, non è un bimbo bensì uno splendido esemplare di quadrupede canino multirazza di dieci anni reduce da ictus con orecchia moscia e sofferente per problemi alla prostata e per il gran caldo… in pratica un bambolotto inerme. Pica prima l’ha guardato con terrore (come al solito), poi con interesse mista a paura e infine, visto che Tommy proprio di muoversi non ne aveva voglia, ha cominciato ad accarezzarselo e a coccolarselo: alla fine era vero amore.

Il Monno si è goduto un’orgia di confini passando per ben 9 regioni in cui doveva sapere precisamente il confine (“no! Le province non le contiamo!”), ha mangiato il mangiabile con una particolare predilezione per le mozzarelline di bufale (ma in dose ridotta per evitare cagotto dirompente) e le colazioni a base di bomboloni alla nutella. Ha deciso che tra le grotte di Castellana e quelle di Frasassi (viste due anni fa) sono più belle quelle di Castellana (“perché papà quelle altre non me le ricordo perché ero troppo piccolo”) ed è stato messo all’indice dalle sorelle, reo di dormire in maniera assurda, in posizioni improbabili e con movimenti scomposti… e quindi nessuno voleva dormire con lui. Alla fine, con sguardo fiero e superiore, decideva autonomamente di dormire in un lettino tutto suo “perché sto meglio così,…. io” (tiè!)

L’Ovetta dal canto suo ha vissuto il tutto con un sorriso a 64 denti; la grande di casa Ovetti ogni anno di più dimostra che ama (nel vero senso della parola) viaggiare, che sia per grandi città o piccoli paesi. Eccitata dal vedere gli amici di Bari, curiosa dal visitare i piccoli paesini pieni di storia, affascinata dalle grotte e da Matera (“ma ci torniamo vero? Ci torniamo mamma?”), interessata alla storia di Pompei o a quella di Craco, audace nell’assaggiare tutti i piatti tipici che via vi si incontravano per arrivare, lei che non ama il pesce, ad un gran soutè di cozze e vongole divorate in un ristorante all’aperto nella via centrale di Vietri sul mare. Più volte ha spronato i vetusti a continuare ancora un pochino e ad andare anche in “quel paesino là!”… “Ma ci andiamo domani”… “No papà, domani ne vediamo un altro ancora,… io non sono stanca (e vai di sorrisone importante a cui non si poteva dire di no)”. Unica scivolata in occasione della serata del suo compleanno quando i vetusti si sono fermati a cena in un bel ristorantino all’aperto e, solo dopo aver ordinato, si sono accorti che sarebbe stato trasmesso per tutti gli ospiti “Non ci resta che piangere”: l’Ovetta, il cui terrore per i film è noto, non l’ha presa benissimo…. Scusaci.

Mamma e papà Ovo se la sono goduta e spassata, hanno viaggiato tutti i giorni e sono rimasti colpiti da quanto bene i cuccioli si adattino, hanno trovato un paio di AirB&B spettacolari (e un paio un po’ meno), e hanno osservato usi e costumi di un’Italia uguale e diversissima.
Mamma Ova si è re-innamorata di Matera, papà Ovo ha ciondolato tra una fontanella e l’altra per sopravvivere ai 43 gradi stabili che sono poi stati l’unica vera nota stonata della vacanza e che l’hanno costretto a declinare una sua personale scala delle temperature: 35°… 36°…37°….GRANITA ! Oltre il 37°C non si conta più… si va di granita… peccato che si fosse stabilmente sopra i 43°!

Poi, ultime due settimane al mare: la prima con mamma e papà (che segretamente rimpiangeva il mezzo pomeriggio passato sul mar Ionio con un mare cristallino, caldo, senza sassi, con l’acqua a misura di bambini, il bagno in mezzo ai pesciolini e una spiaggia tutta per noi) e la seconda con gli Ovetti lasciati agli Ucas … quindi via libera a giochi in spiaggia, visite alla stazione dei treni e bagni a non finire – con la complicità di simpaticissimi e super disponibili vicini M & M di ombrellone.

I vetusti genitori intanto si sono auto-schiavizzati a lavorare 12 ore al giorno per il trasloco.

Infine, ieri, gran rientro per tutti con gli Ovetti a boccheggiare per il caldo e papà Ovo rassicurato dal termometro: “Ci sono solo 32° bimbi,… non siamo nemmeno a temperatura granita!”

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Fine e inizio

Giovedì scorso, alle ore 16.25 nella scuola elementare di Ovetti-Town è suonata, per l’ultima volta, la campanella.

All’esterno papà Ovo e mamma Ova hanno prima sentito la suddetta campanella, poi un rombo disumano che si è poi capito essere l’urlo di gioia di circa 500 bambini.
Poi è uscita l’Ovetta che, con un grande sorriso stampato in faccia e come si conviene ad una perfetta damigella di corte, ha prima esternato la sua gioia ai genitori ed agli amichetti; poi è andata a salutare le sue maestre, ad augurarle una buona estate ed ad abbracciarsele un poco.
Due minuti prima, era uscito il Monno il cui atteggiamento era un filo differente. Braccia al cielo e urlando “È FINITA ! È FINITA!” si era diretto verso il padre, aveva gettato sui suoi piedi lo zaino e quindi rialzato le braccia al cielo continuando il suo personale mantra “È FINITA ! È FINITA!”.
Bisognerebbe sottolineare che il suddetto bimbo non aveva appena ricevuto la grazia dopo una condanna all’ergastolo ma si era appena congedato dalla 1° elementare.
Lì vicino Pica osservava il tutto tra il divertito e il basito.

Sabato pomeriggio, l’intera famiglia chiacchera amabilmente ricordando l’anno scolastico appena passato ed in attesa dell’oratorio.

“Allora Ovetta com’è stato quest’anno scolastico?”
“…mmm…. Bello. Abbiamo fatto tante gite!”
“Sì, ok, però avete imparato anche tante cose; cosa ti è piaciuto di più?”
“…mmm…. Quando siamo andati in gita!”
(ecco… appunto… non fa una piega).
“Vabbè, veniamo a te: Monno com’è stata la prima elementare?”
“Facile, però… “
“Però?”
“Però lunedì vado all’oratorio e ho un po’ paura.”
“Paura? Di cosa?”
“Non so dove sono i bagni se mi scappa la pipì.”
“Cucciolo non ti preoccupare; Ovetta: tu lunedì mattina stai un po’ con il Monno e gli spieghi tutto. Ok?”
“Tranquilli, ci penso io”

Lunedì mattina alle ore 8,45 l’intera famiglia si presenta ai cancelli dell’oratorio.
(Breve inciso: l’oratorio di Ovetti-Town è un luogo dove l’asfalto la fa da padrona, dove i bimbi sono accuditi da bimbi che essendo di poco più grandi di loro vengono chiamati “incaricati” e dove da quest’anno è previsto il numero chiuso… ma il numero è 850!… sì, proprio nel senso che ci stanno 850 bambini. E’ quindi del tutto evidente come all’interno dello stesso valga la legge del far-west che poi, tradotto in linguaggio bimbesco, vuol dire “qui si gioca, si gioca e si gioca”)
In circa 30” l’Ovetta viene circondata da un gruppo di pettegol-amichette con cui inizia a zabettare e si dilegua.
Il Monno, che dovrebbe esser impaurito, avvista un suo amichetto dell’atletica e sembra esser meno titubante; poi ne avvista un altro e sembra rincuorarsi, infine ne vede altri due e parte gambe levate salutando a stento con la manina.
Pica lì vicino comincia a infastidirsi visibilmente, lei che – mannaggia! – va ancora all’asilo.

Lunedì sera
Dopo aver ripreso i due esseri, dopo aver tolto un po’ di fango dal viso ed essersi assicurato di aver ripreso proprio i due bimbi giusti, dopo averli fatti spogliare fuori di casa, dopo averli gettati in doccia e infine dopo averli tirati fuori mezz’ora dopo; ecco dopo tutto questo..

“Allora Ovetta ti sei divertita?”
“SIIIIII”
“Con chi sei finita in gruppo?”
“Con l’Ovetta C. e con l’Ovetta E.”
“Bello! Finalmente!”
“E hai aiutato un po’ anche il Monno?”
“Certo! Papà: l’Oratorio è ogni anno più bello! AH! L’Ovetta C. è dovuta andare due volte in infermeria.”
“NO! Si è fatta male?”
“No, ma si è fatta male sua sorella E.; allora i responsabili l’hanno fatta chiamare e lei è andata ma poi non aveva voglia di stare là e allora è tornata a giocare con noi.”
“Ah!… beh…magari dopo sentiamo i genitori dell’Ovetta E. per sapere come sta.”


“E tu Monno? Con chi sei in squadra? Con l’Ovetta E…. che però sai che è andata due volte in infermeria…”
“Ok, e come sta?”
“…. Non lo so, la seconda volta non è tornata.”
“(il che a quanto pare non ti ha toccato molto)… e poi?”
“Poi sono in squadra con l’Ovetto P. dell’atletica e anche con l’Ovetto D.U.!!!”
“NO!!! Davvero? D.U.! (per chi non lo sapesse, D.U. è da sempre l’amico più mitico del Monno, sfortunatamente di un anno più grande).
“Grande Monno! E poi hai trovato i bagni?”
“No”
“?… come sarebbe a dire “No””
“Non lo so dove sono.”
“Monno! Ma sei stato la dalle 8,30 alle 17,00….. non sei mai andato in bagno?”
“No”
“E perché?????”
“Dovevo giocare.”

PS: Per la cronaca l’Ovetta E. non si è fatta nulla, in compenso dopo una sola giornata veniva colpita da botta di calore e in serata toccava i 38°, ma rimessasi in nottata veniva ributtata nella mischia già il giorno seguente. E… gli Ovo genitori ri-accompagnavano per la seconda volta il Monno in oratorio…. direttamente a vedere dove fossero i bagni.

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