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Liberi tutti

Con la conclusione della scuola materna ed il conseguente “liberi tutti” per il Monno, nella vita dell’Ovetto-family, la scorsa settimana l’estate ha visto l’ingresso a pieno titolo.
Lunedì mamma e papà Ovo discutono se anche Pica potrà partecipare ad una vacanza sola con i nonni: “Sarebbe la prima volta che rimane da sola lontano da casa… e senza i genitori… sì ma ha i fratelli… e però chissà… potremmo chiederlo a lei…”
“Pica, vuoi stare a casa con mamma e papà, oppure vuoi andare al mare con i nonni, l’Ovetta e il Monno?”
Pica si fa seria seria…
“E papà no? (ohibò vorresti dirmi che mio padre non sarebbe lì con me?)
“No, papà deve andare al lavoro e starebbe a casa.”
“E mamma no?” (ohibò vorresti dirmi che oltre a mio padre, dovrei rinunziare anche alla presenza di mia madre?)
“No, nemmeno mamma può venire. Deve lavorare”


“Ah! Allora vado al mare con Monno e l’Ovetta” (Molto bene, appurato che non verrete con me, ponderato le possibilità, scelgo decisamente il mare coi fratelli. Grazie.)
Martedì scorso (ultimo giorno di asilo), il Monno è stato accolto in classe dalla sua amica ovetta S. con grandi abbracci e teneri bacioni che hanno lasciato il maschio che è nel Monno lievemente basito ed imbarazzato.
In realtà, l’Ovetta S. già non stava nella pelle stante la festa di compleanno del Monno prevista nel pomeriggio.
Ed infatti nel pomeriggio, in contemporanea con l’arrivo del caldo sahariano, il Monno festeggiava in anticipo i suoi 5 anni in compagnia di un bel gruppo di amichette dell’asilo (che giocano tra di loro), un foltissimo gruppo di amichetti dell’asilo (che è il fondamentale per la festa insieme al pallone), fratelli e sorelle varie (qualcuno sta per se, qualcuno trova altri amici, Pica mangia), qualche cugino (i classici imbucati), altri amici vari (un po’ qua e un po’ la), e un gruppo di mamme e papà che cercano di sopravvivere andando a caccia dell’ombra.
Dato che comunque la torta alla nutella c’è, l’amico del cuore D.U. c’è, la sorellona e la sorellina ci sono, i regali sono arrivati in numero copioso… la festa viene definita un trionfo ed il Monno, sudato, sporco e senza più la suola di una scarpa(!!!) dichiara solennemente la giornata di martedì “la più bella giornata del mondo”: fine della scuola + festa di compleanno… papà Ovo si rivede molto nel cucciolo. (PS: il fatto che poi non sia per nulla il giorno del suo compleanno che verrà tra una ventina di giorni… è un dettaglio).
Mercoledì mattina, papà Ovo accompagna i cuccioli al mare come programmato e rientra in serata dove con mamma Ova si concedono il lusso di un ristorante etnico seguito da un cinema all’aperto…. Roba d’altri tempi!!!

Giovedì e venerdì giungono dal mare notizie rassicuranti.
1) Pica informa i vicini di ombrellone che “mi chiamo Pica, mamma lavora, papà lavora, allora io mare con nonni”… pare che i vicini di ombrellone avessero solo detto “ma che bella bambina! Come ti chiami?”
2) Il Monno, individuato il bagnino, decide che è suo diritto informarsi sulla presenza o meno delle meduse nell’area preposta ai suoi bagni. Quindi chiede notizie al riguardo ogni mattina e pomeriggio. Alla fine Monno e il bagnino diventano amici.
3) l’Ovetta si diverte, si vergogna di quello che combina suo fratello e accenna per la prima volta dalla fine della scuola all’apertura di un libro…

Sabato poi il viaggio di ritorno a casa.
“Allora bimbi vi siete divertiti?”
“Siiiiiii !!!!”
“Abbiamo fatto i tuffi con il nonno!”
“Che bravi!”
“Ma poi il nonno cadeva e faceva il tuffo anche lui. Poi abbiamo visto una medusa che hanno messo sotto la sabbia, ma era piccola.”
“Per fortuna era piccola…”
“E poi facevamo anche le secchiate d’acqua sulla testa, ma la nonna non le voleva.”
“Capisco…”
“E cosa hai fatto di bello Pica?”
“Ho manzato il gilato col chiocchiolino. Era alla nicciola e al ciccolato.” (Ho mangiato il gelato con il cucchiaino e per la cronaca il suddetto gelato era al gusto nocciola e cioccolato)
“Ok,… hai mangiato. E poi?”
“Poi ho manzato il purusto.” (Poi ho mangiato il prosciutto)
“Sì, va bene, hai mangiato bene, quello lo fai anche a casa. Ma poi hai fatto altro?”
“Sì, sono andata al mare ma dentro l’acqua no.”
“Oh, molto bene, e anche tu hai fatto i compiti come l’Ovetta?”
“No”
“Non hai scritto niente?”
“No ho Cristo.”


“Cosa hai detto?”
“Io no ho Cristo niente”
“SCRITTO… si dice SCRITTO !!!”

… Il Pichese necessita immediatamente di una regolatina.

1507Picaconilcocchioino(Pica ed il suo chiocchioino)

PS: Liberi tutti… ma mica solo per gli ovetti… Non si sa come e nemmeno perché ma lunedì scorso papà Ovo è finito in diretta su Radio 2 come “esperto Greco”: mah! Comunque si è fatto prendere in giro e si è divertito un mondo. Qua l’estratto…

 

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Primo quadrimestre

Ampiamente attesa, un po’ temuta, anche perfino con estrema curiosità, settimana scorsa è arrivata la prima pagella.
Ciò è stato motivo di grande sforzo educativo da parte di tutti gli Ovetti.

L’Ovetta
“Bene, bene. Vediamo un po’ questa pagella. Sarai stata brava?”
“…sì…” (titubante)
L’intera famiglia si schiera sul divano; mamma Ova declama:
“Italiano….. 7”
“7 è un voto buono o cattivo?” Chiede giustamente il Monno interessato alle regole dell’ingaggio prima di sparare su sua sorella o elevarla a summa scienza dell’umanità tutta.
“7 è un buon voto, se il voto è più basso invece è un voto meno buono. (poi non sto a dirti che le maestre ci ha spiegato che saranno tutti solo 6 o 7 per motivi educativi che tralascerei in questa sede…)”
“Inglese… 7”
…L’Ovetta pare rasserenarsi…
“Matematica… 7”
…L’Ovetta pare prenderci gusto…
“Comportamento… 7”
… L’Ovetta gongola…
“Beh Ovetta, mi sembra sia una buona pagella. Vediamo anche i commenti.”
…L’Ovetta si rilassa…
“Fammi leggere,… fammi leggere,… beh! Sì, direi che sei stata proprio brava, ecco, solo qui dice che devi leggere un po’ di più perché ogni tanto tentenni un pochetto”


UEEEEEE !!!!!
“Ma no… aspetta… può capitare…. E poi hai preso tutti 7! … non puoi piangere quando hai tutti voti belli, capito?… Devi solo leggere un po’ di più!….”
UEEEEEE !!!!!
Per la cronaca, abbiamo capito (tardi) che l’Ovetta puntava alla perfezione assoluta.

 

Il Monno
“Mamma, così non va bene.”
“???”
“Sai oggi alla scuola materna noi mezzani abbiamo fatto solo 1 attività mentre i grandi ne hanno fatte 2 e anche i piccoli ne hanno fatte 2”
“Dai Monno, sarà stato un giorno particolare, vedrai che domani farai più cose.”
“… ??? (Orsù madre. E’ così che prendi le mie difese laddove le mie maestre chiaramente non mi stanno istruendo a sufficienza permettendo ai bimbi grandi di fare più cose del sottoscritto e perfino ai bimbi piccoli di tentare di colmare l’enorme gap che li separa dalla mia cultura?). Vado da Papà.”

“Papà, sai che oggi abbiamo fatto poco, mentre i bimbi grandi e anche i piccoli hanno fatto tante attività?”
“E tu no?”
“NO!”
“Inaccettabile! Domani glielo diciamo alle maestre. OK?”
Per la cronaca l’indomani il cucciolo ha deciso di soprassedere e dare una seconda possibilità alle maestre affinché prendano come obiettivo primario (ma anche secondario ed unico) la crescita della sua cultura personale (a discapito eventualmente sia dei bimbi piccoli, che essendo piccoli non meritano, sia dei bimbi grandi che, mannaggia a loro, per ora ne sanno di più… ma solo per ora).

Pica
“Voio futta.”
“Di bene…. FRUTTA.”
“futta…. Voio futta.”
“E cosa vuoi di FRUTTA?”
“Voio cucco.”
“Di bene… SUCCO.”
“Cucco… voio cucco.”
“Sì, ma come si dice?”
“peppiacere.”
“(sì, non intendevo questo ma …)… va bene.”


“Voio ancoa futta.”
“FRUTTA.”
“Voio ancoa futta.”
“E cosa vorresti?”
“Balala.”
“Di bene BANANA.”
“Balala.”


“Banana.”

“Ripeti?????”

“Banana – BANANA – BANANA !!!!”
Per la cronaca, l’intera famiglia ha passato la serata urlandosi BANANA uno all’altro.

Chi in un modo, chi in un altro, i cuccioli fanno progressi.

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Pichese

In settimana la piccola di casa Ovetti ha compiuto la veneranda età di 18… mesi.
Un tale traguardo si presta evidentemente ad un momento di riflessione, un momento di confronto, un attimo di aperta e reciproca discussione tra la cucciola e i suoi genitori.
Attimo che però risulta complicato, e non di poco, dal fatto che il vocabolario di Pica si possa considerare basico… molto basico…. decisamente basico… basicissimo.

Ecco quindi una breve (brevissima) ma totalmente esaustiva guida per tradurre in modo perfetto dal Pichese all’Italiano:

  • Mamma = “Mamma” (ovvio), o anche “Papà” (nel caso non ci sia mamma), o anche “Nonno/a” (nel caso non ci sia papà) e via via a scendere nella gerarchia famigliare sino ad arrivare a qualsiasi persona di cui la piccola dovesse avere bisogno in qualsiasi momento.
  • Papà = “Leggi qui”.
    Sì, può sembrare strano, ma la frase “Mamma papà” si traduce letteralmente con “Mamma, mi leggi qui ?!” (la piccola indica chiaramente un libricino).
  • PAPPA!!! = “Pappa” (e fin qui va bene).
    Da tenere solo presente che quando la cucciola dice PAPPA lo fa in tono maiuscolo, anzi maiuscolissimo.
    Si hanno dai venti ai trenta secondi per reagire onde evitare urla disumane, lacrime a dirotto, con tanto di bimba sdraiata sul pavimento in direzione della cucina prostrata e urlante “Ohimè, tapina e disperata! Oh vita infelice! Oh… muoio… ormai nulla può più…. una siffatta fame, un siffatto dolore da scarsità di cibo nessun bimbo l’ha mai provato”.
    Sempre meglio tenere un tozzo di pane pronto per queste occasioni.
  • TADAAA !!! = espressione di giubilo accompagnato da grande sorrisone strappabaci.
    Urlato a squarciagola nei momenti più impensati è volto ad attirare l’attenzione verso di sè.
    Sussurrato a fior di labbra è il tentativo di consolare fratelli o chi si voglia da pianti o catastrofi alla piccola ignote.
  • Tatà = “nome proprio dell’attuale pupazzo preferito”.
    A parte che serve una certa esperienza per distinguere il “Tatà” dal “TADAAA”, di solito l’intera famiglia viene coinvolta nella ricerca del “Tatà perduto” in occasione della nanna e/o dell’andata all’asilo; esperienze che necessitano tassativamente entrambe del pupazzo per poter essere assolte.
  • Cacca = “Cacca” o “pipì”.
    Al contrario della parola “PAPPA!!!” che indica un imperativo tassativo a soddisfare il bisogno primario entro i trenta secondi (pena ciò di cui si è già detto), l’espressione “Cacca” indica più che altro un avviso soft, quasi un “caro genitore ti informo che avrei da fare un bisognino; che sia uno o l’altro lo scoprirai con me quando insieme ci dirigeremo nei pressi del mio vasino rosso. Peraltro ovviamente se durante codesto tragitto si dovesse passare d’innanzi alla cucina io posso benissimo trattenermi dall’evacuare almeno per il tempo necessario per un panino… o due.”
  • Otto = “Sotto” o “giù”.
    Usato principalmente alla fine dei pasti per chiedere di esser messa a terra (il balzo carpiato dal seggiolone non è raccomandabile) o per avvisare che un libretto è finito “otto…” (…il letto)
  • Azciè = “Grazie”. Perché Pica è educata e se deve ringraziare, lo fa senza problemi.
  • Nuonnuo = Nonno/a. Ovviamente tutti gli Ucas in questione giurano e spergiurano di aver sentito pronunziare alla piccola il proprio nome, cognome e pare anche codice fiscale ma il tutto pare alquanto improbabile.
  • NO! = “no” oppure anche “sì”. Ovvero una risposta pass par tout, che va bene per affermare e negare, bipartisan, talvolta accompagnata da espressioni corrucciate o sorrisoni che peraltro sono l’unico modo in cui si riesce a capire se la piccola intenda dire “si” oppure davvero “no”.

Finito. Tutto il dizionario Pichese finisce qua in 10 parole 10.
Abbiamo ampi margini di miglioramento.

PS: in compenso qui di seguito una performance circense di tutto rispetto (audio consigliato)

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