Ma Pippone è morto?

Nelle ultima due settimane, in mezzo a ponti, giorni lavorativi, weekend incasinati e piogge a giorni alterni, sì… lì in mezzo… la famiglia Ovetti si è trovata prima a Trento in visita al Muse, poi ad un pranzo di matrimonio su un batiscafo lungo il Po e infine di passaggio a Brescello.

Pica per l’occasione ha attivato la modalità “gita” che prevede al risveglio mattutino, non un lento trascinarsi giù dal letto ma un risveglio pimpante al grido di “si va in gita!”: seguono canzoncine in macchina perché “ se no gomito”.
A Trento la cucciola è passata tra i padiglioni con una certa aria di sufficienza. Ai tavoli del pranzo di nozze invece, quando ha capito che vi era un tavolo per i bimbi grandi (con Monno e Ovetta) e un tavolo per i bimbi piccoli (lei) ha pensato di esternare la sua totale insoddisfazione al grido di: “UEEEEEE….. VOGLIO STARE CON LA MIA FAMIGLIA!!!! (Ohibo! Cos’è questa storia che debba adesso mettermi a mangiare con estranei peraltro di dubbio lignaggio famigliare mentre solo poco più in là mia sorella e mio fratello stanno beati a pranzare insieme? Giammai!).
A Brescello infine ha instaurato un battibecco senza fine con suo padre:
“Papà ma Pippone è morto?”
“Pica,… prima di tutto non si chiama Pippone ma Peppone; e poi è morto l’attore che lo ha interpretato, il personaggio magari non è mai esistito nella realtà, ma nel libro lo puoi sempre trovare.”

“Non ho capito. Io volevo sapere se Pippone è morto.”
“Pica… si chiama Peppone ed è un personaggio di una storia, capito? Non è mai esistito. Però un attore ha fatto finta di essere Peppone e questo attore è morto, capito?”

“Ma Pippone è morto?”
… ecc…ecc…

Il Monno ha approfittato delle gite per ripassare tutti i confini di regione che attraversavamo, ha finto un attacco di narcolessia in macchina per evitare di cantare le canzoncine a sua sorella e ha strabuzzato gli occhi al Muse finendo per incollarsi le mani al ghiacciaio all’ultimo piano… “Papà guarda… ho le mani tutte bagnate!!!”… “Monno è ghiaccio!”
Sul battello ha mangiato qualsiasi cosa gli capitasse a tiro, ha corso ovunque, ha fatto amicizia con chiunque, non è finito nel fiume (cosa non scontata).
A Brescello ha ascoltato tutta la discussione tra Pica e Papà perché in fondo, a parte il nome sbagliato, questa storia che Peppone non è mai esistito ma che è esistito solo un attore (peraltro morto) non è che sia proprio proprio chiarissima. E infatti:
“Ma papà… allora anche il crocifisso non parlava?”
“No Monno, facevano vedere il crocefisso ma poi parlava un attore.”
“E è morto anche lui?… intendo l’attore… non il crocefisso”
“Non lo so Monno… e comunque grazie per la precisazione.”

All’Ovetta hanno iniziato a luccicare gli occhi come ogni volta che si deve andare da qualche parte.
Al Muse ha scoperto (una delle prime volte) che alcune cose mostrate le aveva già studiate a scuola, poi si è comunque incollata le mani al ghiacciaio ed ha attraversato terrorizzata l’ecosistema della giungla tropicale perché
“Ci sono degli animali liberi! E’ pericoloso!”…
“Ovetta guarda che ci sono solo dei pappagalli…”
“Appunto! E’ pericoloso!”
“…mah!”
Al pranzo si è autonomamente divisa tra il dictat impartito dai genitori “Ovetta, per favore controlla sempre Pica prima che ci finisca nel fiume (… e già che ci sei dai soprattutto un occhio a tuo fratello)” e le chiacchere con un’amichetta, addirittura di prima media, il che quindi ha elevato le chiacchere a “discussioni filosofico-esistenziali” ponendo le due bimbe… pardon ragazze… una spanna sopra tutti gli altri.
A Brescello infine ha osservato tutto con stupore riconoscendo i luoghi del film; poi, rientrando in macchina, ha sorpreso tutti con la domanda.
“Potremmo vedere il seguito, no?”

Mamma e papà Ovo hanno avuto un lieve mancamento, il Monno per evitare le canzoncine di sua sorella ha cominciato a contare i Frecciarossa che si vedono dall’A1 e Pica ha rincarato la dose con la sua domandina: “Quando facciamo la prossima gita?”

(I tre Ovetti e la statua di Pippone… che forse è morto)

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